Caldo estremo, salute pubblica e inquinamento industriale. Dall’articolo “Perché siamo ancora impreparati al caldo?” di Mario Macis, professore di Economia alla Johns Hopkins University e ricercatore del National Bureau of Economic Research (NBER), all’analisi della crisi climatica in Italia e del caso Modugno
L'Italia ha registrato quasi 52.000 decessi
attribuibili al caldo nelle estati 2022-2024, più di ogni altro paese europeo.
I piani di prevenzione riducono del 25% i decessi da
caldo: la differenza tra vivere e morire è amministrativa.
Modugno concentra tre impianti di combustione
proposti, siti contaminati censiti e PM10 e NO₂ sopra i valori guida OMS.
L'articolo di Mario Macis, pubblicato su Eco nel numero 09/2026, sostiene una tesi precisa che si riassume così il caldo estremo uccide, ma i suoi effetti sono in gran parte prevedibili e prevenibili, e ciò che manca non è la conoscenza ma la volontà di investire in adattamento. Il testo offre un impianto di dati che merita di essere verificato e messo alla prova su un caso concreto. Questo report fa tre cose 1)ricostruisce e verifica le cifre dell'articolo con le fonti primarie; 2)ne espone il quadro interpretativo, comprese le due false alternative che l'autore smonta; 3)applica quello schema a Modugno, comune della città metropolitana di Bari dove lo stress termico si somma a un carico industriale che Roma non ha.
L'estate 2026 è stata da record per l'Europa occidentale. Secondo Copernicus, giugno-luglio è stato il periodo più caldo dal 1979, con una temperatura media di 21,62 °C, cioè 2,79 °C sopra la media del periodo 1991-2020. In Italia si sono succedute cinque ondate di calore, a fine giugno diciotto città erano in bollino rosso, il 6 agosto tutte e ventisette quelle monitorate erano in allerta massima, a fine agosto le temperature hanno superato i 40 °C al Centro-Sud. Il punto che Macis sottolinea con più forza è che questa non è un'estate sfortunata. Secondo World Weather Attribution, temperature come quelle di giugno sarebbero state praticamente impossibili nel clima del 1976. Il confronto con il 2003 è altrettanto netto un caldo diurno della stessa intensità sarebbe stato circa dieci volte meno probabile, quello notturno oltre cento volte meno probabile. La causa è il riscaldamento globale prodotto dalle emissioni di gas serra. L'Europa si scalda a un ritmo di 0,56 °C per decennio dalla metà degli anni Novanta , più del doppio della media globale, 0,27 °C. Il pericolo cresce quindi più rapidamente qui che altrove, e in Italia è amplificato dalla demografia perchè a inizio 2026 il 25,1% degli italiani ha almeno 65 anni, la quota più alta dell'Unione europea, e quasi il 40% degli over 75 vive da solo.
Lo studio di riferimento è quello
dei ricercatori dell'ISGlobal di Barcellona, pubblicato su Nature Medicine, che
ha stimato i decessi attribuibili al caldo nelle estati 2022-2024 cioè quelli
in eccesso rispetto alla mortalità attesa alla temperatura associata al minor
rischio per la salute. L'Italia è stata il paese europeo con più decessi
attribuibili in ciascuna delle tre stagioni.
Il totale è di quasi 52.000
decessi in tre estati. Anche in rapporto alla popolazione restiamo tra i paesi
più colpiti infatti nel 2024 eravamo quinti su 32, con 323 decessi per milione di
abitanti.
La mortalità osservata e la trappola del
"in linea con l'atteso"
Un tassello mensile per il 2026
esiste ovvero a luglio la mortalità tra gli over 65 è risultata "in linea con
l'atteso" secondo il sistema nazionale di sorveglianza. Macis è attento a
non farne una buona notizia perchè "in linea con l'atteso" significa che il
confronto è con anni vicini già caratterizzati da diverse estati
eccezionalmente calde. La linea di base si è spostata. E tra gli over 85, il
gruppo più fragile, la mortalità è stata superiore all'atteso dell'8% a livello
nazionale e del 9% al Nord.
Il dato del Nord merita una nota,
perché rovescia un luogo comune. L'eccesso di mortalità da caldo non è un
fenomeno meridionale perchè le città del Nord hanno registrato −5% nel 2023 ma +9%
tra gli over 85 nel luglio 2026. La variabile che conta non è la latitudine, è
l'età e la qualità dell'abitare.
Il meccanismo fisiologico
Dietro i numeri c'è un meccanismo noto, e proprio per questo gli effetti gravi sono prevedibili. Quando il corpo non riesce più a disperdere calore, lo sforzo per mantenere stabile la temperatura interna mette sotto stress cuore e reni e può aggravare patologie cardiovascolari e respiratorie, diabete e disturbi della salute mentale. Nei casi più gravi si arriva al colpo di calore, un'emergenza medica ad alto rischio di morte. Il meccanismo non mette tutti a rischio allo stesso modo. La mortalità da caldo tra gli over 65 è cresciuta di circa l'85% tra il 2000-2004 e il 2017-2021. Sono esposti anche i lavoratori all'aperto e chi vive in alloggi scadenti o in isolamento sociale. Si aggiunge una progettazione urbana che spesso amplifica il calore.
Macis individua tre fronti
operativi. Questo report li segue nell'ordine, perché sono in ordine crescente
di difficoltà politica.
Primo fronte: gli edifici e gli ambienti di
vita
L'aria condizionata è una forma reale di adattamento, e l'evidenza storica lo conferma , negli Stati Uniti l'effetto sulla mortalità dei giorni molto caldi è calato del 75% nel Novecento, soprattutto grazie alla diffusione dell'aria condizionata residenziale. In Italia l'adattamento è già in corso perchè le famiglie con almeno un condizionatore sono passate dal 29,4% nel 2013 al 56% nel 2024. Ma il dato convive con un problema che non si risolve con l'elettrodomestico ovvero la povertà energetica, che nel 2024 riguardava più di 2,4 milioni di famiglie, il 9,1% del totale. Per queste persone acquistare e usare regolarmente un condizionatore non è una scelta banale. Sul fronte degli edifici pubblici il quadro è più grave, e la sua caratteristica distintiva è che in Italia non lo conosciamo. Nel Regno Unito i dati dei liberal-democratici su 33 trust del servizio sanitario nazionale, pubblicati dal Guardian, indicano una temperatura media nei reparti di 31,9 °C a luglio contro il limite di 28 °C, con un picco di 41,8 °C a Manchester; in alcuni ospedali i guasti ai sistemi di raffreddamento hanno causato la cancellazione di interventi chirurgici. In Italia problemi simili si sono verificati all'ospedale Brotzu di Cagliari dove un guasto all'impianto di condizionamento ha ridotto per quasi tre giorni la capacità di raffrescamento, con rinvii e interruzioni dell'attività chirurgica ma non esiste una raccolta pubblica e sistematica delle temperature nei reparti comparabile a quella britannica. Sappiamo che il problema esiste, non quanto sia diffuso. È un buco informativo, non una lacuna di conoscenza scientifica. Scuole e carceri affrontano le stesse criticità. Secondo Tuttoscuola, che riprende dati del ministero dell'Istruzione e del merito 2023-2024, solo il 6,8% dei circa 40.000 edifici delle scuole statali risultava dotato di impianti di condizionamento. Per le carceri non risulta un censimento simile, ma il rapporto 2026 di Antigone documenta celle che superano i 40 °C durante le ondate di calore, con una cronica carenza di ventilatori aggravata dal sovraffollamento.
Secondo fronte: rendere le città meno calde
Qui la quantificazione è solida.
Uno studio pubblicato su Lancet su 93 città europee stima che l'isola di calore
urbana aggiunga in media 1,5 °C ed è associata a circa 6.700 morti premature
estive. Portare la copertura arborea al 30% contro il 14,9% medio rilevato
nello studio ne eviterebbe circa 2.644.
È il tipo di dato che trasforma una rivendicazione in un calcolo perchè la differenza tra il 14,9% e il 30% di copertura arborea vale circa 2.644 vite all'anno in 93 città.
Terzo fronte: individuare e raggiungere i
fragili
Questo è il fronte su cui l'evidenza dell'efficacia è più diretta. Poiché ricoveri e decessi si concentrano nello stesso giorno o nei giorni subito successivi all'esposizione, allerte e interventi devono scattare altrettanto in fretta. I piani di prevenzione funzionano. Secondo uno studio su 102 località di 14 paesi europei tra il 1990 e il 2019 i piani di prevenzione hanno ridotto del 25% i decessi attribuibili al caldo, ovvero più di 14.500 vite in totale. Il caso francese è il più istruttivo. Dopo l'ondata di caldo del 2003, che provocò circa 15.000 decessi in eccesso, il paese introdusse un piano nazionale e un sistema di allerta. Quando nel 2006 si verificò una nuova ondata, i decessi furono circa 4.400 in meno rispetto a quelli che si sarebbero potuti prevedere sulla base della relazione tra caldo e mortalità osservata prima del 2003, secondo uno studio pubblicato sull'International Journal of Epidemiology. C'è poi un fronte tecnologico. I sistemi di allerta caldo-salute europei restano spesso basati su soglie meteorologiche, mentre meccanismi fondati sull'impatto sanitario possono prevedere le emergenze con elevata affidabilità almeno una settimana prima. Ma prevedere il rischio serve solo se si sa chi raggiungere. L'"anagrafe della fragilità", prevista dal Piano nazionale caldo, laddove è stata costruita viene già usata come nell'area dell'ATS Milano dove nel 2026 circa 46.400 over 75 non residenti in RSA risultavano a rischio "molto alto". Ma censimento dei fragili e modalità d'intervento restano ancora molto diversi da territorio a territorio.
Roma e il suo Piano Caldo
Il caso concreto che Macis cita è Roma. Il 2 luglio 2026 la Giunta di Roma Capitale ha adottato il "Piano caldo", con dieci linee d'azione e trenta misure su verde, acqua, edifici pubblici e rifugi climatici, per 50 milioni di euro in cinque anni. Le misure riprendono e sistematizzano interventi già in corso ovvero +187 ettari di aree verdi dal 2021 (+4,56%), 44.501 metri quadri di terreni depavimentati con 40 interventi dal 2024, 3.294 fontanelle e 59 case dell'acqua, raffrescamento in 150 edifici scolastici dell'infanzia e nei nidi, 127 centri anziani già dotati di impianti, e una rete di 178 rifugi climatici al chiuso e 482 all'aperto. A questi si affiancano gli interventi sulle persone fragili con centri di accoglienza multifunzionali, quattro tensostrutture ereditate dal Giubileo, consegna pasti a domicilio, unità di strada, ingressi gratuiti nelle piscine comunali per gli over 70, numero verde per teleassistenza e telecompagnia. Ma "ora sarà decisiva l'attuazione", scrive Macis, ed è la formula giusta. L'approvazione definitiva in Assemblea Capitolina è prevista per l'inizio del 2027.
Il ritardo italiano
Sul piano nazionale Macis è
netto perchè l'Italia aveva adottato una Strategia nazionale già nel 2015, ma il
Piano operativo per attuarla è arrivato solo nel 2023, criticato da
Asvis-Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile e da altri per la mancanza
di risorse.
La cifra decisiva, che Macis cita dalla Commissione europea, è che il fabbisogno di investimenti in adattamento per l'Italia è superiore a 10 miliardi di euro l'anno fino al 2050 , calcolo riferito all'intero spettro dei rischi climatici, non soltanto al caldo. Il rapporto investimento annuo di Roma rispetto a quel fabbisogno nazionale è di circa lo 0,5%. Va detto con chiarezza che 50 milioni su cinque anni per una città di quasi tre milioni di abitanti sono un precedente metodologico importante e rappresenta la prima strategia integrata italiana, e il metodo è trasferibile. Ma non sono una scala.
Adattamento contro mitigazione
Adattamento e riduzione delle emissioni non sono l'uno in alternativa all'altra perchè il primo serve a contenere subito i danni del caldo, la seconda a evitare che il rischio continui a crescere. Ma sono anche strettamente legati, e il legame è perverso. Ancora nel 2024, il 43% del fabbisogno elettrico nazionale è stato coperto dalla produzione termoelettrica, alimentata soprattutto da gas importato, e l'Italia resta il maggiore produttore europeo di elettricità da gas. Nelle ore di picco estivo la domanda di elettricità per i condizionatori può aumentare ulteriormente il ricorso alla generazione termoelettrica. In un sistema ancora dipendente dalle fonti fossili, una parte dell'adattamento al caldo finisce paradossalmente per alimentare le emissioni che ne sono all'origine. È un circolo vizioso misurabile, non una metafora.
Il problema sistemico trattato come questione
individuale
Il secondo errore è più sottile, e Macis lo nomina con precisione ovvero trattare problemi sistemici come questioni di responsabilità individuale. È il meccanismo descritto da Nick Chater e George Loewenstein in It's on You e cioè spostare l'attenzione dalle regole e dalle istituzioni alle decisioni dei singoli. Lo si vede nel dibattito sulle emissioni, dove capita spesso di insistere sulle scelte individuali usare meno l'auto, volare meno, consumare meno energia invece che sulle infrastrutture e sulle politiche che determinano gran parte delle emissioni. E vale anche per il caldo estremo perchè problemi sistemici richiedono soprattutto risposte sistemiche, a partire da più risorse per l'adattamento, migliore identificazione delle persone fragili, una rete elettrica preparata alla crescente domanda di raffrescamento, edifici pubblici adeguatamente raffrescati, meno sostegno ai combustibili fossili e meno ostacoli agli impianti di energia pulita.
Fin qui il quadro nazionale. Modugno permette di verificare se lo schema regge dove il clima si somma a un fattore che né Roma né le città dello studio Lancet hanno nella stessa misura e cioè una concentrazione industriale storica.
Modugno è un comune della città
metropolitana di Bari, il cui centro abitato confina direttamente con una delle
principali zone industriali della Puglia. Popolazione urbana e comparto
produttivo condividono la stessa aria, lo stesso bacino di falda, gli stessi
corridoi di vento.
L'aria
Il quadro è documentato da un
atto amministrativo, non da una denuncia associativa. La Città Metropolitana di
Bari, sulla base dei dati validati da ARPA Puglia, ha notificato ai Comuni di
Modugno e Bari il superamento della soglia di alert pari al 60% del valore
limite annuale per le medie annue parziali di PM10 e NO₂, invitando i Comuni ad
adottare e rendere note le misure locali per ridurre le emissioni.
Sono superamenti di valori guida, non di limiti di legge e la distinzione è sostanziale: il valore guida OMS rappresenta la soglia sotto la quale non si osserva un aumento documentato del rischio, il limite di legge una soglia politicamente negoziata. Ma è esattamente il piano su cui si colloca la discussione sanitaria. Il biossido di azoto merita un'attenzione specifica, perché è per sua natura un inquinante da combustione ad alta temperatura poichè deriva dall'ossidazione dell'ossido di azoto prodotto direttamente nei motori a combustione interna e negli impianti termici. È quindi l'indicatore più sensibile alla presenza di impianti di combustione, ed è direttamente rilevante nella valutazione di un nuovo impianto che brucia 200.000 tonnellate all'anno. Accanto a questo, il Comune ha pubblicato nel febbraio 2025 l'esito di una campagna mobile di monitoraggio realizzata da ARPA Puglia Centro Regionale Aria nel centro abitato, su viale della Repubblica, nel periodo gennaio-maggio 2024. Una campagna mobile su un asse urbano si realizza per verificare un problema, non per routine. Il Comune rende inoltre disponibili i bollettini delle stazioni della rete regionale dedicate alla zona industriale e ha attivato il collegamento al sistema regionale ARPA di segnalazione degli eventi odorigenee.
Il suolo
Il territorio non è un foglio bianco. L'Anagrafe regionale dei siti censiti registra la "Zona Industriale di Modugno" come sito potenzialmente contaminato, con approvazione del progetto di bonifica ex art. 250 del D.Lgs. 152/06 nel 2019. Lo stabilimento Nuovo Pignone su strada provinciale Bari-Modugno figura per potenziale contaminazione del suolo e contaminazione della falda nello stesso comparto ASI. E l'area su cui si propone il nuovo impianto è essa stessa un sito censito, l'Anagrafe registra "impianto ex Olearia Pugliese, S.S. 96 km 118+600", in capo alla curatela fallimentare, con contaminazione correlata ad attività industriale, classificazione 2016.
La sequenza dei progetti
Sull'area dell'ex Olearia Pugliese, dieci anni prima, la Curatela del Fallimento Olearia Pugliese aveva presentato domanda di VIA (11 novembre 2015) per un impianto di recupero energia da CSS da 70 tonnellate al giorno ,circa 25.550 t/anno, per una potenza generata di 3,1 MW, in un edificio di 3.300 metri quadri. Il progetto attuale della Adelfia Uno S.r.l. chiede 200.000 tonnellate l'anno cioè quasi otto volte tanto, sullo stesso sedime, nello stesso punto della stessa strada. A questi si aggiungono i due progetti del comparto ovvero il termovalorizzatore EcoEnergia (gruppo Marcegaglia), non realizzato, e l'inceneritore NewO, il cui contenzioso si è chiuso a favore dell'azienda (TAR Puglia annulla l'AIA nel dicembre 2021 e nell'aprile 2023, Consiglio di Stato ribalta nel luglio 2022, Cassazione conferma nel settembre 2024, Regione nega l'agevolazione da 10 milioni nel 2025).
Lo stato della procedura
Il procedimento attuale è il PAUR IDVIA 892. Il 1° settembre 2026 la Regione Puglia ha comunicato l'avvio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale e la documentazione è stata trasmessa al Comune. Il 15 ottobre la Sezione Autorizzazioni Ambientali ha trasmesso la nota acquisita al protocollo comunale n. 51999. Il 16 ottobre il Comune ha pubblicato l'avviso al pubblico predisposto da Adelfia Uno insieme alla nota regionale. I termini: osservazioni entro 20 giorni dalla pubblicazione dell'avviso sul Portale Ambiente, trasmesse via PEC alla Sezione Autorizzazioni Ambientali, con IDVIA 892 nell'oggetto. Un passaggio procedurale che merita attenzione coincide con il fatto che il progetto era pervenuto inizialmente alla Struttura di Missione ZES, ed è stato ricondotto alla competenza della Regione grazie ai rilievi sollevati dagli uffici comunali. La ZES ha accolto le osservazioni del Comune e ha invitato la Regione ad avviare il PAUR. Solo dopo le integrazioni documentali presentate dal proponente la Regione ha comunicato l'avvio della consultazione. Sul merito tecnico, dalla documentazione depositata si evince che l'operazione richiesta è R1 (utilizzazione dei rifiuti come combustibile per produrre energia); sono indicati quattro codici EER destinati a tale operazione; non figurano rifiuti pericolosi tra i codici richiesti; dalla combustione deriverebbero scorie e ceneri volanti, queste ultime generalmente classificate come rifiuti speciali; dalla documentazione non emerge un bacino territoriale circoscritto.
Il precedente sanitario
Su Modugno esiste un precedente
scientifico diretto, e non è citato nell'articolo di Macis perché esula dal suo
perimetro ovvero ARPA Puglia ha prodotto una valutazione ex-ante dell'impatto
sanitario attribuibile all'inquinamento da inceneritore a Modugno, in termini
di mortalità e ricovero ospedaliero, utilizzata a fini decisionali e pubblicata
su Epidemiologia & Prevenzione. La letteratura epidemiologica sugli
impianti di combustione di rifiuti di vecchia generazione segnala eccessi
significativi di sintomi respiratori e patologie tumorali tra i residenti in
prossimità degli impianti.
Perché Modugno è il caso che chiude il
ragionamento
I tre fronti dell'adattamento descritti da Macis si applicano a Modugno in modo quasi letterale, e con una differenza di fondo. Primo fronte il caso degli edifici. Modugno ha una popolazione con quota significativa di over 65 e over 80, che vive in quartieri densi e in prossimità industriale. Non ha una mappatura dei propri edifici pubblici rispetto al raffrescamento, né una rete di rifugi climatici, né una piattaforma climatica dedicata. Secondo fronte città meno calde. L'isola di calore urbana a Modugno non è quantificata in forma pubblica e strutturata. Ma la condizione che la produce ovvero superfici impermeabili, densità edilizia, scarsa copertura arborea, carico di calore antropico da attività industriali è presente in misura maggiore che in un quartiere residenziale di Roma. Nel calcolo del Lancet, la copertura arborea media delle 93 città europee studiate è del 14,9%; per un territorio come la zona industriale di Modugno il valore è plausibilmente inferiore. Terzo fronte raggiungere i fragili. Qui Modugno sta al punto zero perchè non esiste un'anagrafe della fragilità locale paragonabile a quella dell'ATS Milano, non esiste un censimento dei fragili collegato a un sistema di allerta, non esiste un meccanismo di contatto rapido per gli anziani che vivono soli. La differenza di fondo. Nelle città dello studio Lancet e nello stesso Piano Caldo di Roma, i tre fronti si affrontano su un territorio con un carico ambientale di base dato dal traffico e dal riscaldamento urbano. A Modugno il carico di base comprende anche PM10 e NO₂ sopra i valori guida OMS, siti a contaminazione storica censiti, e tre progetti di combustione in un decennio su un'area che è essa stessa un sito contaminato. Le due vulnerabilità caldo e inquinamento insistono sulle stesse persone, negli stessi indirizzi, nel medesimo mese. L'OMS segnala da tempo che gli effetti dell'inquinamento atmosferico e del caldo estremo sono almeno additivi, quando non sinergici. Un anziano che vive in un quartiere ad alta densità edilizia, con poca copertura arborea, vicino a un'area industriale, affronta in agosto la combinazione di tre condizioni ovvero isola di calore urbana, concentrazioni di particolato e biossido di azoto, assenza di un rifugio climatico raggiungibile. E qui il ragionamento di Macis si salda con quello ricostruito sul procedimento IDVIA 892. L'articolo denuncia che si scaricano sui singoli individui responsabilità che dovrebbero ricadere sui sistemi. A Modugno il rovescio della stessa medaglia è che la valutazione di un singolo impianto viene fatta senza guardare il sistema perchè un PAUR che esamina il progetto in sé, senza valutare gli effetti cumulativi con gli impianti già presenti e con il carico emissivo pregresso, replica su scala locale l'errore che il PNACC commette su scala nazionale ovvero elencare azioni senza collegarle all'insieme che le determina. Il Comune ha dichiarato di voler far valere nel procedimento proprio il carico ambientale complessivo degli impianti già presenti ed è la posizione corretta, perchè è l'unica che risponde alla logica dei problemi sistemici.
Tre precisazioni metodologiche,
perché delimitano la solidità di quanto sopra.
I dati SiSMG sono stime di sorveglianza rapida, soggette a revisione. Il "+5% al Centro-Sud" per il 2026 è aggiornato al 31 agosto, riguarda i grandi centri e non è una stima nazionale. Le statistiche definitive sui decessi e sulle cause sono prodotte da ISTAT con mesi di ritardo. Il "in linea con l'atteso" di luglio 2026 va letto con la cautela che Macis stesso segnala perchè il confronto è con anni già caratterizzati da estati eccezionalmente calde. I riferimenti britannici sugli ospedali sono dati di parte provenienti dai liberal-democratici su 33 trust dell'NHS, pubblicati dal Guardian. Il dato italiano di confronto (il guasto al Brotzu di Cagliari) è un caso singolo, e l'assenza di una raccolta sistematica è precisamente il punto che l'articolo solleva. Sul Piano Caldo di Roma le 10 linee e le 30 misure sono ricostruite dalla comunicazione istituzionale, dal documento di Strategia di Adattamento Climatico e dalla copertura giornalistica. La ripartizione dei 50 milioni per linea di azione non è ancora un dato ufficiale ma una rappresentazione proporzionale costruita per il grafico, e va trattata come tale. Sui valori di Modugno, il superamento dei valori guida OMS è documentato dalla nota della Città Metropolitana di Bari; i valori puntuali per stazione sono nei bollettini ARPA.
Fonti :
Mario Macis — Curriculum vitae (PDF aggiornato) — https://mariomacis.net/files/MarioMacis_CV.pdf
●
Mario Macis, "Perché siamo ancora impreparati al
caldo?", Eco n. 09/2026, 17 settembre 2026 — Ricerca della pubblicazione
●
ISGlobal / Nature Medicine — decessi attribuibili al
caldo, estati 2022-2024 — Portale ISGlobal
●
OMS su EuroMomo — valutazione del 23 luglio 2026 — EuroMomo
●
Ministero della Salute — Sistema di sorveglianza della
mortalità giornaliera (SiSMG) — Ministero della Salute
●
Copernicus — dati giugno-luglio 2026 — Copernicus
C3S
●
World Weather Attribution — attribuzione dell'ondata di
giugno 2026 — World Weather Attribution
●
Lancet — isola di calore urbana su 93 città europee — Studio
originale (DOI)
●
Commissione europea — fabbisogni di investimento in
adattamento — Commissione europea
●
MASE — D.M. n. 434 del 21 dicembre 2023, approvazione
del PNACC — MASE
●
ARPA Puglia — campagna mobile e bollettini delle
stazioni di Modugno — ARPA Puglia
●
Città Metropolitana di Bari — nota ai sindaci di Bari e
Modugno sulla soglia di alert — Città Metropolitana
●
Comune di Modugno — avviso di consultazione pubblica,
16 ottobre 2026 — Comune di Modugno
●
Roma Capitale — Piano Caldo, 2 luglio 2026; Strategia
di Adattamento Climatico — Roma Capitale
Angelo Capriati - Finanza&Servizi








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