Keynes nel XXI secolo: il PNRR dimostra come gli investimenti pubblici possano ridurre i divari territoriali
Il 2025 segna un passaggio particolarmente rilevante per l’economia italiana. In un contesto europeo caratterizzato da una crescita moderata e da profonde differenze tra le principali economie dell’Unione, il Mezzogiorno conferma per il quarto anno consecutivo una dinamica del PIL superiore a quella del Centro-Nord. Si tratta di un risultato storico che, secondo le elaborazioni SVIMEZ, non trova precedenti nelle serie statistiche omogenee disponibili dagli anni Ottanta. La crescita meridionale è stata sostenuta soprattutto dagli investimenti pubblici, dall’accelerazione delle opere infrastrutturali e dall’impatto delle politiche straordinarie di sostegno agli investimenti. Tuttavia, accanto ai segnali positivi emergono ancora criticità strutturali riguardanti export, produttività, qualità dell’occupazione e livelli salariali, che continuano a rappresentare i principali ostacoli alla piena convergenza economica del Paese.
Il quadro europeo: l'Italia torna a crescere meno della media UE
Nel 2025 il PIL italiano è aumentato dello 0,5%, rallentando rispetto allo 0,8% del 2024 e collocandosi nuovamente al di sotto della media dell'Unione Europea (+1,5%). Il confronto con le principali economie continentali evidenzia una forte eterogeneità ovvero la Spagna continua a rappresentare il principale motore di crescita dell’Europa occidentale, mentre la Germania mostra ancora gli effetti della lunga fase recessiva attraversata nel biennio precedente, l’Italia, dopo il rimbalzo post-pandemico, sembra essere tornata su un sentiero di crescita moderata, più vicino alle dinamiche registrate nei primi due decenni del nuovo secolo.
| La crescita territoriale del PIL nel 2025 |
L’elemento più significativo del rapporto SVIMEZ riguarda il comportamento delle diverse macroaree italiane.
Nel 2025 il Mezzogiorno ha registrato una crescita del PIL pari allo 0,7%, superiore sia alla media nazionale (+0,5%) sia al Centro-Nord (+0,5%). È il quarto anno consecutivo in cui il Sud cresce più rapidamente del resto del Paese, un fenomeno che rappresenta una novità assoluta nelle statistiche economiche italiane degli ultimi quarant’anni.
L'Abruzzo emerge come la regione più dinamica del Mezzogiorno grazie alla forte crescita dell'industria e soprattutto delle costruzioni (+21,9%). Anche la Sardegna beneficia di una robusta espansione industriale (+3,4%). Il Lazio, invece, traina l’intero Centro grazie al contributo congiunto di industria e costruzioni.
Le regioni in difficoltà
Particolarmente rilevante il caso del Molise, unica regione meridionale in recessione, mentre Veneto e Toscana evidenziano gli effetti del rallentamento della domanda estera.
Export: il vero punto debole della crescita italiana
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dalla SVIMEZ riguarda il diverso ruolo delle esportazioni.
Nel 2025 il Centro-Nord ha esportato beni per quasi 568 miliardi di euro, contro i 64 miliardi del Mezzogiorno. La propensione all’export risulta pari al 32,4% nel Centro-Nord e soltanto al 12,7% nel Sud. La debolezza della domanda internazionale ha colpito soprattutto Lombardia e Veneto, due economie fortemente integrate nei mercati globali e caratterizzate da una propensione all’export superiore al 30%.
La vera chiave interpretativa della crescita meridionale risiede negli investimenti. Nel 2025 gli investimenti fissi lordi sono cresciuti del 3,5%, risultando la componente più dinamica della domanda interna, ben al di sopra di consumi ed esportazioni. Particolarmente rilevante è stata la crescita degli investimenti pubblici. Secondo SVIMEZ, la combinazione tra Superbonus e PNRR ha generato un forte impulso all’accumulazione di capitale, interrompendo una lunga fase di debolezza degli investimenti pubblici iniziata dopo la crisi finanziaria globale.
L’espansione degli investimenti in costruzioni rappresenta probabilmente il principale fattore alla base della crescita meridionale. Tra il 2022 e il 2025 gli investimenti in costruzioni sono aumentati del 48,6% nel Mezzogiorno contro il 34,3% del Centro-Nord.
Le regioni più dinamiche sono state:
La crescita delle costruzioni ha avuto un impatto particolarmente favorevole sul Mezzogiorno poiché questo settore genera una quota elevata di produzione locale e presenta minori dispersioni verso altre aree produttive del Paese.
PNRR e opere pubbliche: una politica economica che riduce i divari
Un altro risultato di rilievo riguarda la dinamica delle opere pubbliche. Tra il 2022 e il 2025 gli investimenti pubblici infrastrutturali sono quasi raddoppiati sia al Sud (+88,3%) sia nel Centro-Nord (+87,8%). Le regioni che hanno registrato gli incrementi più elevati sono:
Questo dato conferma come il PNRR stia rappresentando il più importante programma di investimento pubblico territoriale degli ultimi decenni.
Mercato del lavoro: cresce l’occupazione ma invecchia la forza lavoro
Il 2025 ha registrato un aumento dell’occupazione pari allo 0,8%, con circa 185 mila occupati aggiuntivi rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso il Mezzogiorno cresce più rapidamente:
Tuttavia emerge un elemento strutturale preoccupante: la crescita occupazionale riguarda esclusivamente gli over 50 (+4,2%), mentre diminuisce tra gli under 35 (-2,0%) e nella fascia 35-49 anni (-1,3%). Il mercato del lavoro italiano appare dunque più capace di trattenere lavoratori anziani che di attrarre e stabilizzare giovani occupati.
Salari: il divario Nord-Sud resta elevato
Sul fronte retributivo, il recupero del potere d’acquisto avviato nel 2023 continua anche nel 2025 grazie a una crescita delle retribuzioni contrattuali (+3,1%) superiore all’inflazione (+1,7%).
Ancora più critica la situazione dei lavoratori vulnerabili, che nel Mezzogiorno percepiscono retribuzioni mediane inferiori a 6.000 euro annui e registrano circa 48 giornate lavorative prive di copertura contrattuale. Inoltre, tra il 2021 e il 2025 il potere d’acquisto dei salari italiani è diminuito di circa il 4%, un risultato peggiore rispetto a Germania, Francia e Spagna.
Conclusioni
Il rapporto SVIMEZ 2026 consegna un messaggio di grande rilevanza per il dibattito economico italiano. Per la prima volta dagli anni del miracolo economico, il Mezzogiorno registra quattro anni consecutivi di crescita superiore rispetto al Centro-Nord. Non si tratta di un fenomeno casuale né esclusivamente congiunturale. L’evidenza empirica mostra chiaramente come le politiche pubbliche di investimento abbiano avuto la capacità di attenuare, almeno temporaneamente, le tradizionali tendenze divergenti dell’economia italiana. Il principale motore di questa dinamica è stato il ciclo straordinario di investimenti generato dal Superbonus prima e dal PNRR successivamente. Le costruzioni, le infrastrutture pubbliche e gli investimenti non residenziali hanno favorito soprattutto il Mezzogiorno, territorio in cui tali spese presentano un elevato moltiplicatore locale. In altre parole, la crescita del Sud non è stata trainata principalmente dall’export o dalla domanda estera, ma da una politica economica espansiva che ha generato nuova domanda interna e nuova capacità produttiva. Tuttavia sarebbe prematuro interpretare questi risultati come il definitivo superamento della questione meridionale. Persistono differenze profonde nella struttura produttiva, nella capacità esportativa, nei livelli salariali e nella qualità dell’occupazione. Il Sud continua a esportare meno della metà, in rapporto al PIL, rispetto al Centro-Nord; le retribuzioni restano significativamente inferiori; la vulnerabilità occupazionale rimane elevata; il ricambio generazionale nel mercato del lavoro appare insufficiente. La vera sfida dei prossimi anni sarà dunque trasformare una crescita sostenuta dagli investimenti pubblici in uno sviluppo strutturale fondato su produttività, innovazione, capitale umano e competitività internazionale. Se il PNRR riuscirà a rafforzare stabilmente la base industriale e infrastrutturale del Mezzogiorno, i risultati del quadriennio 2022-2025 potrebbero rappresentare l’inizio di una nuova fase di convergenza territoriale. In caso contrario, esaurito l’effetto delle politiche straordinarie, il rischio è quello di assistere a una nuova divergenza tra le diverse aree del Paese.
Angelo Capriati CEO Finanza&Servizi
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