Trentasei progetti trasformano città, coste e reti ecologiche pugliesi in infrastrutture naturali contro il clima.
Le graduatorie ricostruite valgono 37,18 milioni, mentre l’annuncio regionale mobilita complessivamente circa 41 milioni pubblici.
Foggia concentra più risorse; Bari emerge strategicamente attraverso Lama Balice e connessioni ecologiche metropolitane resilienti.
Introduzione
La Puglia prova a trasformare l’adattamento climatico in una politica territoriale concreta, fondata non soltanto sulla forestazione, ma sulla ricostruzione degli ecosistemi urbani, costieri e idrografici. L’annuncio del 14 settembre 2026 del presidente Antonio Decaro quantifica in circa 41 milioni di euro le risorse destinate a 36 progettazioni, con 588 ettari di nuove aree verdi, 260.000 nuove piantumazioni e 11 ettari di superfici depavimentate. La ricostruzione delle tre graduatorie regionali del PR Puglia 2021-2027 consente di individuare gli interventi, distribuirli territorialmente e valutarne il significato ambientale. Emerge un programma articolato: parchi urbani, demolizioni, dune, lagune, lame, tratturi, boschi e corridoi ecologici diventano componenti di una strategia unica contro isole di calore, impermeabilizzazione, perdita di biodiversità e vulnerabilità climatica del territorio.
Dall’annuncio politico alla ricostruzione amministrativa dei 36 interventi
Il 14 settembre 2026 il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha annunciato il finanziamento di 36 progettazioni per circa 41 milioni di euro. Gli interventi riguardano forestazione, rinaturalizzazione, demolizione di manufatti, depavimentazione e recupero ecologico e sono distribuiti secondo tre direttrici: città, coste e reti ecologiche, con un riferimento specifico anche alle reti idrografiche e alle lame. Il dato politico acquista maggiore consistenza se viene letto insieme alle graduatorie del PR Puglia FESR-FSE+ 2021-2027. Le tre procedure che consentono di ricostruire il pacchetto sono l’avviso per le infrastrutture verdi urbane e periurbane, la selezione degli interventi di riqualificazione ecologica della fascia costiera e la graduatoria per l’attuazione della Rete Ecologica Regionale. La prima procedura fa capo alla Sub-Azione 2.13.2 e riguarda infrastrutture verdi urbane e periurbane. La graduatoria definitiva è stata approvata con determinazione dirigenziale n. 136 del 23 giugno 2026, dopo la graduatoria provvisoria approvata con determinazione n. 55 del 17 marzo. La seconda riguarda la riqualificazione ecologica della fascia costiera ed è stata definita con determinazione n. 69 del 30 marzo 2026. La terza è relativa all’attuazione della Rete Ecologica Regionale ed è stata approvata con determinazione n. 22 del 29 gennaio 2026. La ricostruzione produce una coincidenza estremamente significativa: 18 interventi della linea urbana e periurbana, 11 interventi costieri e 7 interventi della Rete Ecologica Regionale. Il totale è esattamente pari ai 36 progetti richiamati nell’annuncio.
Le tre linee: città, coste e reti ecologiche
La parte finanziariamente più rilevante riguarda le infrastrutture verdi urbane e periurbane. I 18 progetti ricostruiti valgono complessivamente circa 18,74 milioni di euro, poco più della metà del valore degli interventi desumibile dalle graduatorie. Non si tratta semplicemente della creazione di nuovi giardini. I progetti spaziano dalla forestazione urbana alle cinture verdi, dal recupero degli spazi periurbani alla connessione tra città e campagna. In alcuni casi la trasformazione è radicale: a Foggia, per esempio, il progetto prevede la demolizione della struttura pubblica San Pio X e la rinaturalizzazione dell’area. La graduatoria comprende, tra gli altri, Canosa di Puglia, Margherita di Savoia, Grottaglie, Latiano, Ostuni, Mola di Bari, Capurso, Tiggiano, Ordona, Melissano, San Severo, Matino, Sannicandro di Bari, Corato, Fasano, la Città Metropolitana di Bari e Palagianello. Gli atti regionali qualificavano queste proposte come ammissibili ma non finanziabili nella configurazione iniziale delle risorse. Particolarmente significativo è il progetto “Lama Balice – Fiume Verde. Lotto funzionale 7: da SP 218 al centro urbano di Bitonto”, presentato dalla Città Metropolitana di Bari. È un esempio concreto di come le lame possano essere considerate non più come spazi marginali ma come infrastrutture ambientali, corridoi ecologici e dispositivi naturali di adattamento climatico. La seconda linea riguarda la costa. Gli undici progetti ricostruiti valgono circa 11,13 milioni di euro, quasi il 30% del totale. Qui il paesaggio ambientale cambia completamente: dune, spiagge, falesie, lagune, waterfront e habitat costieri diventano il campo d’intervento. Ugento interviene sugli spazi verdi di Lido Marini; Ostuni sul paesaggio costiero di Villanova; Vico del Gargano sulla rinaturalizzazione di spiaggia e falesia; Manduria sulla fascia dunale tra Torre Colimena e San Pietro in Bevagna; Salve su Pescoluse; San Nicandro Garganico su Torre Mileto. Due interventi assumono particolare rilevanza naturalistica: le Lagune Sipontine a Manfredonia e la Laguna di Varano a Cagnano Varano. La graduatoria definitiva collocava gli undici interventi tra la posizione 6 e la posizione 16 e li classificava come ammissibili ma non finanziabili per esaurimento della dotazione disponibile. La terza linea comprende sette interventi della Rete Ecologica Regionale per circa 7,31 milioni di euro, poco meno del 20% del valore ricostruito. Qui la logica diventa ancora più territoriale: non si interviene soltanto su un parco o su una porzione di costa, ma sulla continuità ecologica. Il Bosco delle Pianelle a Martina Franca, il braccio tratturale Canosa-Monte Carafa, il tratturo Barletta-Grumo a Corato, il Canale Valle Majora e la dolina carsica Pozzatina a San Nicandro Garganico, il Fiume Galeso nel Tarantino e il Vallone di Vignanotica a Mattinata rappresentano nodi di un sistema più ampio. Questa impostazione è importante perché la resilienza climatica non dipende soltanto dalla quantità di alberi piantati, ma dalla capacità di ricostruire connessioni tra habitat, suolo, acqua e vegetazione.
36 interventi e 37,18 milioni ricostruibili dalle graduatorie
La somma dei contributi ammissibili dei 36 interventi restituisce circa 37,18 milioni di euro. La distribuzione è la seguente:
Il primo elemento che emerge è dunque la priorità attribuita alla dimensione urbana e periurbana. Più della metà delle risorse ricostruibili è destinata alle città e ai loro margini. È un dato coerente con l’obiettivo dichiarato di contrastare le isole di calore. Le superfici asfaltate e impermeabili assorbono infatti una quantità rilevante di energia solare e ostacolano l’evapotraspirazione. La depavimentazione, l’aumento delle superfici vegetate e la presenza di alberature possono concorrere alla riduzione delle temperature superficiali e alla gestione delle precipitazioni intense. Ma la strategia pugliese appare più ampia di una semplice politica di raffrescamento urbano, integra città e campagna, costa e sistemi dunali, corsi d’acqua e lame.
La distribuzione provinciale
La ricostruzione territoriale evidenzia differenze significative. La provincia di Foggia è quella che intercetta il valore più elevato: nove interventi per circa 8,59 milioni di euro, pari a oltre il 23% del totale ricostruito. Segue Lecce con sette interventi e circa 7,30 milioni. La provincia di Taranto totalizza sette progetti per circa 7,04 milioni. La provincia di Bari conta sei interventi per 6,55 milioni di euro; Brindisi quattro interventi per 4,4 milioni; Barletta-Andria-Trani tre progetti per 3,3 milioni.
La distribuzione non fotografa soltanto la capacità dei singoli territori di intercettare finanziamenti. Rivela anche la diversa natura delle vulnerabilità climatiche. Foggia concentra contemporaneamente aree urbane, lagune, costa garganica, reticoli idrografici e habitat carsici. Il territorio leccese presenta una forte componente costiera e dunale. Taranto combina costa, boschi e sistemi fluviali. Bari assume particolare rilevanza nei sistemi urbani, periurbani e nelle connessioni ecologiche.
Il caso della provincia di Bari
Nel territorio barese i sei progetti ricostruiti totalizzano circa 6,55 milioni di euro. Mola di Bari riceve circa 1,096 milioni per “Oltre i Giardini di Don Pedro – ecosistemi in risonanza”; Capurso circa 1,052 milioni per “Aldilà del muro: ecosistemi di comunità”; Sannicandro di Bari 1,1 milioni per “La rinascita verde della città”. Corato compare due volte: con “FreatICO – Il verde acquatico”, sulla gestione sostenibile delle risorse attraverso una cintura verde, e con la riqualificazione del tratturo Barletta-Grumo. A questi si aggiunge il progetto metropolitano su Lama Balice per 1,1 milioni. La presenza di Lama Balice è strategicamente significativa. Le lame pugliesi rappresentano strutture geomorfologiche e idrauliche tipiche, spesso sottoposte nel tempo a pressioni urbanistiche, infrastrutturali e impermeabilizzazioni. Recuperarle significa agire contemporaneamente sulla biodiversità, sulla continuità ecologica, sulla gestione delle acque meteoriche e sulla disponibilità di spazi verdi. La forestazione urbana, quindi, non deve essere interpretata soltanto come aumento del numero degli alberi. Diventa efficace quando si inserisce in reti verdi capaci di collegare aree urbane, parchi, suoli agricoli, corsi d’acqua e costa.
588 ettari, 260.000 piantumazioni e 11 ettari depavimentati
I tre indicatori comunicati nell’annuncio regionale sono probabilmente gli elementi più immediatamente comprensibili dell’intero programma: 588 ettari di nuove aree verdi, 260.000 nuove piantumazioni e 11 ettari di superfici depavimentate. Questi dati, tuttavia, devono essere utilizzati con cautela. Le graduatorie regionali pubblicate consentono di identificare ente, progetto, punteggio, posizione e finanziamento, ma non riportano per ogni intervento il numero preciso di ettari, alberi e metri quadrati da depavimentare. Non sarebbe quindi corretto dividere semplicemente 260.000 alberi per 36 progetti e attribuirne circa 7.200 a ciascun intervento. Un progetto di recupero dunale ha caratteristiche radicalmente diverse da una forestazione urbana; una laguna non può essere misurata con gli stessi indicatori di un parco; una demolizione con rinaturalizzazione non è equivalente alla creazione di una cintura verde. La fase successiva dell’analisi dovrebbe quindi riguardare l’acquisizione dei progetti di fattibilità tecnico-economica, delle deliberazioni comunali e delle schede di candidatura. Solo così sarà possibile verificare se la somma dei singoli indicatori corrisponde effettivamente ai 588 ettari, alle 260.000 piantumazioni e agli 11 ettari di depavimentazione annunciati.
Depavimentare significa cambiare modello urbano
Uno dei concetti più innovativi del programma è quello della depavimentazione. Per decenni le politiche urbane hanno frequentemente associato sviluppo e modernizzazione all’incremento delle superfici costruite e impermeabilizzate. Strade, parcheggi, piazzali e piazze mineralizzate hanno progressivamente ridotto la capacità naturale del terreno di assorbire acqua. Il cambiamento climatico rende questo modello più fragile. Eventi meteorici più intensi concentrano grandi quantità di acqua in tempi brevi; un suolo impermeabilizzato trasferisce rapidamente l’acqua verso fogne e reti di drenaggio. Aumentano così i rischi di sovraccarico. Rimuovere asfalto e calcestruzzo, ripristinare terreno permeabile e inserire vegetazione consente invece di trattenere parte delle precipitazioni, rallentarne il deflusso e ridurre il surriscaldamento superficiale. Gli 11 ettari annunciati equivalgono a 110.000 metri quadrati di superficie restituita, almeno in linea teorica, a condizioni maggiormente permeabili. È un dato quantitativamente inferiore rispetto ai 588 ettari di verde, ma qualitativamente molto importante perché segnala un’inversione di paradigma: non soltanto costruire nuovo verde dove c’è spazio, ma togliere superfici impermeabili già esistenti.
Demolire per rinaturalizzare
Un secondo elemento significativo è la demolizione. Nel linguaggio delle politiche pubbliche la demolizione viene spesso associata soltanto alla sicurezza degli edifici o alla lotta all’abusivismo. In questo programma diventa invece uno strumento ecologico. Eliminare un manufatto incongruo lungo una costa, una lama o un corridoio naturale permette di recuperare suolo, ricostruire habitat e ristabilire connessioni ecologiche. Il progetto relativo alla struttura San Pio X di Foggia è emblematico perché associa esplicitamente demolizione, rinverdimento e rinaturalizzazione. È una logica che può diventare particolarmente interessante per la fascia costiera pugliese, dove in numerosi territori le pressioni edilizie hanno frammentato dune, retrodune e habitat. La qualità del risultato dipenderà però da ciò che verrà realizzato dopo la demolizione. Rinaturalizzare non significa semplicemente lasciare un terreno vuoto, ma ricostruire condizioni ecologiche coerenti con il contesto.
Il valore delle zone umide
Manfredonia e Cagnano Varano introducono un ulteriore elemento: la tutela delle zone umide. Lagune e zone umide svolgono una funzione decisiva per la biodiversità e possono concorrere alla regolazione idrologica, alla conservazione degli habitat e alla capacità di adattamento dei territori costieri. In una regione fortemente esposta a siccità, innalzamento delle temperature ed eventi estremi, la protezione di questi ecosistemi dovrebbe essere considerata parte integrante delle infrastrutture territoriali. L’ambiente, in questa prospettiva, non è più un vincolo esterno alle trasformazioni economiche, ma una vera infrastruttura. Un bosco, una lama, una duna o una laguna possono generare servizi ecosistemici che hanno valore per la collettività: raffrescamento, assorbimento delle acque, riduzione dell’erosione, stoccaggio di carbonio, biodiversità, paesaggio e fruizione pubblica.
I 41 milioni e i 37,18 milioni: una distinzione necessaria
La ricostruzione delle graduatorie porta a circa 37,18 milioni di euro, mentre l’annuncio parla di 41 milioni. La differenza è di circa 3,82 milioni. Questa discrepanza non va nascosta e non implica necessariamente un errore. I 41 milioni possono rappresentare la dotazione complessivamente mobilitata per consentire lo scorrimento delle tre procedure, mentre 37,18 milioni rappresentano la somma degli importi ammissibili ricostruibili per i 36 progetti. Per questo, fino alla pubblicazione o all’individuazione puntuale degli atti di riprogrammazione finanziaria, è preferibile utilizzare una formulazione rigorosa: la Regione ha annunciato circa 41 milioni; il valore dei contributi associati ai 36 progetti ricostruiti dalle graduatorie è di circa 37,18 milioni. La distinzione è importante soprattutto in un’analisi amministrativa, perché impedisce di attribuire alle singole province quote proporzionali dei 41 milioni che non risultano ancora documentalmente assegnate.
Il vero banco di prova sarà l’attuazione
Le graduatorie e gli annunci rappresentano soltanto il primo livello. La qualità di questa politica si misurerà nella fase attuativa. Per ciascun progetto sarà necessario verificare progettazione esecutiva, affidamenti, cronoprogrammi, cantieri, varianti, collaudi e soprattutto manutenzione. Questo punto è essenziale per la forestazione. Il numero delle nuove piantumazioni, da solo, non costituisce un indicatore sufficiente di successo. Saranno importanti il tasso di attecchimento, la scelta delle specie, la disponibilità idrica, la manutenzione nei primi anni e la capacità delle alberature di raggiungere la maturità. Lo stesso vale per la depavimentazione: bisognerà verificare quanta superficie venga effettivamente resa permeabile e quale soluzione progettuale sostituisca l’asfalto. Per le coste sarà necessario verificare se gli interventi incrementeranno effettivamente la qualità e la continuità degli habitat. Per le lame e i reticoli idrografici il parametro dovrà comprendere anche la funzionalità idraulica ed ecologica.
Un possibile sistema di monitoraggio
Il programma potrebbe diventare molto più trasparente se la Regione pubblicasse un sistema di monitoraggio territoriale dei 36 interventi. Per ogni progetto potrebbero essere indicati almeno dieci indicatori, finanziamento concesso, spesa sostenuta, percentuale di avanzamento, ettari interessati, superficie depavimentata, alberi e arbusti messi a dimora, alberi sopravvissuti dopo due e cinque anni, superfici rinaturalizzate, demolizioni effettuate e data prevista di completamento. Questo permetterebbe di trasformare i numeri annunciati 588 ettari, 260.000 piantumazioni e 11 ettari di depavimentazione in obiettivi pubblicamente verificabili. La disponibilità dei dati sarebbe particolarmente utile anche per confrontare i risultati tra territori. Non necessariamente il progetto con più alberi sarebbe quello ambientalmente migliore. Un intervento su una laguna o su un tratto dunale potrebbe avere meno piantumazioni ma produrre un beneficio ecosistemico superiore. La valutazione dovrebbe quindi integrare quantità e qualità.
Conclusione
Il piano regionale rappresenta un passaggio rilevante perché sposta l’adattamento climatico dalla sola manutenzione del verde verso una vera infrastrutturazione ecologica del territorio. I 36 progetti ricostruiti mostrano un mosaico di interventi differenti ma complementari, forestazione urbana, demolizioni, depavimentazione, recupero delle dune, tutela delle lagune, riqualificazione di lame, tratturi e reticoli idrografici. Il valore amministrativamente ricostruibile dalle graduatorie, pari a 37,18 milioni di euro, deve essere distinto dai circa 41 milioni annunciati come dotazione complessiva. La sfida adesso riguarda l’attuazione, tempi, qualità progettuale, manutenzione e capacità di misurare risultati reali. I 588 ettari di verde, le 260.000 piantumazioni e gli 11 ettari depavimentati dovranno diventare indicatori verificabili, non soltanto obiettivi comunicativi. La Puglia potrà trasformare coste, città e corridoi naturali in una rete resiliente capace di ridurre calore, rischio idraulico e perdita di biodiversità. E soprattutto potrà restituire spazi degradati alle comunità, migliorando salute, paesaggio e vivibilità.
FONTI: Elaborazione su atti e graduatorie ufficiali della Regione Puglia PR Puglia FESR-FSE+ 2021-2027: Sub-Azione 2.13.2 “Infrastrutture verdi urbane e periurbane”, graduatoria D.D. n. 55 del 17/03/2026 e successivi atti; “Riqualificazione ecologica della fascia costiera”, D.D. n. 69 del 30/03/2026; “Attuazione della Rete Ecologica Regionale”, D.D. n. 22 del 29/01/2026. Dati complessivi relativi a 41 milioni di euro, 36 progetti, 588 ettari di nuove aree verdi, 260.000 nuove piantumazioni e 11 ettari di depavimentazione, comunicazione Regione Puglia/Presidente della Regione del 14 settembre 2026. Importi territoriali e valore complessivo di €37,18 milioni: elaborazione sulle graduatorie regionali.
Angelo Capriati Finanza&Servizi
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