Caro spesa: in cinque anni i prezzi alimentari aumentano del 29,5%. La nuova pressione sui bilanci delle famiglie italiane
● Lo scontrino di una famiglia tipo passa da 100 a 129,5 euro in cinque anni.
● Caffè e olio extravergine guidano i rincari, con aumenti medi superiori al 45 per cento.
● Scegliendo insegna e prodotti una famiglia di quattro persone può risparmiare fino a 3.790 euro.
Introduzione
A luglio 2026 l'indice Fao dei prezzi alimentari ha toccato 131,1 punti, il livello più alto da gennaio 2023. È il termometro internazionale di una tensione che arriva fin dentro le case italiane. La simulazione del Sole 24 Ore su un paniere di 31 prodotti mostra un carrello passato da 100 euro di luglio 2021 a 129,49 euro di luglio 2026, con un rincaro del 29,5 per cento in cinque anni. Il dato è in linea con l'inflazione alimentare misurata dall'Istat, circa il 30 per cento, e supera di nove punti l'inflazione generale dello stesso periodo. Questo report ricostruisce dove si concentrano gli aumenti, perché sono avvenuti, quanto pesano sui bilanci familiari e quali margini di risparmio restano ancora oggi.
1 · Il risultato della simulazione
Il punto di partenza è un carrello del valore di 100 euro a luglio 2021, costruito per rappresentare la spesa settimanale di una coppia con un figlio. Lo stesso paniere di 31 prodotti, con quantità invariate, è stato poi rivalutato ai prezzi di luglio 2026. I prezzi delle due date sono stati stimati applicando i coefficienti Nic specifici dei singoli prodotti alle ultime rilevazioni pubblicate dall'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy. L'esercizio, in altre parole, non confronta due scontrini reali ma la stessa identica lista della spesa a cinque anni di distanza: è la misura più diretta della perdita di potere d'acquisto alimentare, perché tiene ferme le quantità e lascia variare solo i listini. Il risultato è un carrello che vale 129,49 euro ovvero 29,49 euro in più per portare a casa esattamente le stesse cose. Su base annua, per una famiglia che replichi quella spesa ogni settimana, la differenza supera i 1.500 euro. È un ordine di grandezza che aiuta a capire perché la percezione dell'inflazione resti alta anche quando gli indici mensili si sono ormai raffreddati: il livello dei prezzi non è tornato indietro, si è solo stabilizzato più in alto. Il confronto con gli altri panieri della vita quotidiana chiarisce quanto l'alimentare sia stato il comparto più colpito. Le stesse elaborazioni, applicate al tempo libero, alla cura della persona e alla mobilità, restituiscono aumenti compresi tra il 12 e il 19 per cento cioè meno della metà, nel caso della cura di sé, di quanto è cresciuto il carrello alimentare.
Tabella di sintesi confronto prezzi Luglio 2021 – Luglio
2026 (Famiglie Italiane)
|
Paniere |
Spesa
2021 |
Spesa
2026 |
Var.
% |
Composizione |
|
Al supermercato |
100,00 € |
129,49 € |
+29,5% |
9 macrocategorie, 31 prodotti |
|
Tempo
libero |
100,00
€ |
118,66
€ |
+18,7% |
Caffè,
cinema, panino, pizzeria |
|
Mobilità |
100,00 € |
113,08 € |
+13,1% |
Benzina, autobus, riparazione auto |
|
Cura di
sé |
100,00
€ |
112,47
€ |
+12,5% |
Barbiere,
parrucchiere, estetista |
La distanza tra il primo e l'ultimo paniere, diciassette punti percentuali, non è un dettaglio statistico. Il carrello alimentare è la voce di spesa meno comprimibile e più frequente perchè si affronta ogni settimana, non ammette rinvii e pesa in proporzione molto di più sui bilanci bassi. Un rincaro concentrato lì produce effetti distributivi che un aumento equivalente sul cinema o sul parrucchiere non produrrebbe mai.
2 · Il contesto internazionale
L'indicatore di riferimento per i mercati alimentari mondiali è il Fao Food Price Index, che misura mensilmente l'andamento dei prezzi internazionali di un paniere di commodity agricole scambiate a livello globale. A luglio 2026 l'indice si è attestato a 131,1 punti, in crescita dello 0,6 per cento rispetto a giugno. Il valore resta lontano dal picco storico del marzo 2022, quando lo shock provocato dall'invasione russa dell'Ucraina spinse l'indice oltre quota 160, ma segna il livello più elevato da gennaio 2023. Il dettaglio delle componenti spiega la direzione. L'indice dei cereali è salito del 3,4 per cento su giugno, portandosi del 6,9 per cento sopra il livello di luglio 2025: il grano ha guadagnato il 5,8 per cento per i timori sulle esportazioni dal Mar Nero e sull'impatto delle ondate di calore sulle rese, il mais il 3,6 per cento per il clima caldo e secco in alcune aree degli Stati Uniti e per il traino dei mercati energetici. L'indice degli oli vegetali è cresciuto del 2 per cento, toccando il massimo da giugno 2022. In calo, invece, carne e prodotti lattiero-caseari. Sono le tre forze che la Fao stessa indica nel titolo del suo aggiornamento: clima, energia e geopolitica. Nessuna delle tre agisce direttamente sullo scaffale del supermercato, ma tutte e tre si trasmettono al prezzo finale attraverso la filiera, con ritardi che variano da poche settimane per i prodotti freschi a diversi mesi per i trasformati. L'Italia è particolarmente esposta a questo meccanismo per una ragione strutturale: la marcata dipendenza dalle importazioni di determinate materie prime agricole, che rende il listino domestico sensibile a shock generati a migliaia di chilometri di distanza. A questo si aggiunge il canale energetico. Il costo dell'energia entra nel prezzo del cibo tre volte: nella produzione agricola, attraverso i fertilizzanti e il carburante dei mezzi; nella trasformazione industriale; nella logistica e nella catena del freddo. Quando l'energia rincara, il cibo la segue con un ritardo di alcuni mesi, e quando l'energia scende il ritorno indietro è tipicamente più lento e parziale.
3 · La mappa dei rincari, reparto per reparto
Scomponendo il carrello nelle nove macrocategorie che lo compongono, la distribuzione dei rincari appare tutt'altro che uniforme. La forbice va dal 13,7 per cento della frutta al 42 per cento di oli e condimenti: quasi trenta punti percentuali di differenza tra il reparto meno colpito e quello più colpito.
Tabella variazioni prezzo macrocategorie supermercato
|
Macrocategoria |
Spesa
2021 |
Spesa
2026 |
Var.
% |
Differenza |
|
Oli e condimenti |
3,24 € |
4,60 € |
+42,0% |
1,36 € |
|
Verdura |
10,14 € |
14,10 € |
+39,1% |
3,96 € |
|
Dispensa |
12,22 € |
16,45 € |
+34,6% |
4,23 € |
|
Bevande |
10,23 € |
13,41 € |
+31,1% |
3,18 € |
|
Carne e salumi |
26,97 € |
35,20 € |
+30,5% |
8,23 € |
|
Pane,
pasta e cereali |
9,45 € |
12,13 € |
+28,4% |
2,68 € |
|
Latticini |
11,88 € |
14,78 € |
+24,4% |
2,90 € |
|
Pesce |
8,01 € |
9,90 € |
+23,6% |
1,89 € |
|
Frutta |
7,86 € |
8,94 € |
+13,7% |
1,08 € |
|
Totale
carrello |
100,00
€ |
129,49
€ |
+29,5% |
29,49 € |
La graduatoria per variazione percentuale, però, non coincide con la graduatoria per impatto in euro. Gli oli e condimenti guidano la classifica dei rincari ma pesano appena 4,60 euro sul carrello finale e il loro contributo assoluto all'aumento è di 1,36 euro. La carne e i salumi crescono "solo" del 30,5 per cento, ma partendo da 26,97 euro aggiungono 8,23 euro allo scontrino, rappresentano quasi un terzo dell'intero rincaro. Verdura e dispensa completano il quadro con 3,96 e 4,23 euro. Quattro reparti su nove spiegano oltre il 60 per cento dell'aumento complessivo. È una distinzione che conta per chi deve decidere dove intervenire. Un'attenzione mediatica concentrata sui prodotti simbolo, il caffè e l'olio, coglie il segnale del quinquennio ma non il peso perché il conto lo fanno soprattutto la carne, la dispensa e gli ortaggi, cioè le voci ad alta frequenza d'acquisto e ad alto peso nel paniere.
4 · Caffè e olio, i due simboli del quinquennio
I rincari più elevati riguardano due prodotti di consumo quotidianissimo. Il caffè tostato è passato da un prezzo medio di 11,64 euro al chilo a 17,55 euro, con un aumento del 51 per cento; l'olio extravergine di oliva è salito da 4,73 a 6,97 euro al litro, il 47 per cento in più. Nel carrello simulato i due prodotti valgono insieme poco meno di otto euro, ma sono i più visibili perché il loro prezzo unitario è facile da ricordare da uno scontrino all'altro. Le due storie hanno cause diverse. Il caffè è una commodity tropicale interamente importata, esposta agli eventi climatici in Brasile e Vietnam e a una domanda globale in crescita: dopo il balzo del 2025 le quotazioni internazionali dell'arabica restano su livelli storicamente elevati, e la trasmissione al prezzo al dettaglio è stata rapida perché il costo della materia prima incide in modo rilevante sul prodotto finale. L'olio d'oliva risponde invece a una dinamica mediterranea: annate produttive compromesse dalla siccità e dalle temperature anomale in Spagna, Grecia e nel Sud Italia hanno ridotto l'offerta proprio mentre i costi energetici della molitura e dell'imbottigliamento salivano. Il caso dell'olio illustra anche un effetto di sostituzione poco visibile nelle statistiche. Nel carrello simulato l'olio di girasole, alternativa più economica, cresce del 28,3 per cento: molto meno dell'extravergine, ma abbastanza da rendere il ripiego meno conveniente di quanto la differenza di listino suggerisca. Quando entrambi i beni di un rapporto di sostituzione rincarano, la strategia di difesa della famiglia perde efficacia. Vale la pena aggiungere una considerazione sull'incertezza. Diversificare gli approvvigionamenti di caffè o di frutta secca per evitare improvvise strozzature ha un costo assicurativo implicito che si scarica sul prezzo anche in assenza di una crisi conclamata dell'offerta. È lo stesso meccanismo già sperimentato con il gas liquefatto: la sicurezza della fornitura, in un mondo frammentato, si paga.
5 · Ortaggi, il reparto più colpito
La verdura è il comparto in cui il rincaro medio si avvicina di più a quello dei prodotti simbolo, con una differenza importante ovvero qui non si tratta di due referenze, ma di un intero reparto di consumo quotidiano. Secondo l'indice Istat di ortaggi, tuberi e legumi l'aumento in cinque anni è del 34 per cento; nella spesa simulata, che comprende solo le verdure più comuni, sale al 39,1 per cento. Il dettaglio dei singoli prodotti mostra dove si concentra la pressione. Le zucchine hanno registrato un aumento del 51 per cento, i pomodori del 45, le patate del 44. Sopra il 40 per cento anche le melanzane, al 41, e il cavolfiore, al 42. Rincari più contenuti per carote, al 21 per cento, e lattuga, al 24. Nel dettaglio del carrello compare anche una voce che supera il 60 per cento: è il valore più estremo dell'intera rilevazione e merita una verifica puntuale sull'originale prima di essere citato isolatamente, perché l'articolo di riferimento attribuisce al cavolfiore un più contenuto 42 per cento. Il paradosso di questo reparto è che i rincari più forti colpiscono proprio gli ortaggi più presenti nelle cucine italiane. Zucchine, pomodori, patate e melanzane non sono prodotti di nicchia: sono la base della cucina quotidiana, quella a cui le famiglie ricorrono per contenere la spesa quando la carne diventa cara. La verdura ha storicamente svolto la funzione di ammortizzatore del bilancio alimentare; un aumento di quaranta punti in cinque anni ne riduce sensibilmente la capacità di svolgere quel ruolo. Le cause sono in gran parte climatiche e produttive. Siccità, ondate di calore fuori stagione ed eventi estremi hanno compresso le rese di colture a ciclo breve, che rispondono al meteo in modo immediato. A questo si somma il canale delle importazioni: negli ultimi cinque anni le importazioni ortofrutticole italiane sono aumentate del 50 per cento, il che significa che una quota crescente del banco frutta e verdura incorpora costi di trasporto, energia e fertilizzanti generati altrove.
6 · Frutta, l'eccezione che conferma la regola
La frutta è il reparto meno colpito del carrello simulato, con un più 13,7 per cento. Il dato, però, va letto con attenzione, perché diverge in modo netto dagli indici generali: secondo l'Istat la frutta risulta più cara del 28,6 per cento, il doppio. La spiegazione sta nella composizione del paniere. Il carrello del Sole 24 Ore comprende soltanto banane e mele Golden, due prodotti molto acquistati ma tra i meno colpiti: rispettivamente più 14,1 e più 13,8 per cento. Restano fuori le referenze che hanno registrato gli aumenti maggiori, come le fragole a più 48 per cento, i limoni a più 37, le arance a più 31 e le pere a più 26. Nella tabella degli altri rincari maggiori le fragole passano da 4,74 a 7,02 euro al chilo e le arance Tarocco da 1,55 a 2,03 euro. Il caso della frutta è la migliore illustrazione di un principio generale: il risultato di ogni simulazione dipende dal paniere scelto. Un carrello leggermente diverso, con l'aggiunta di agrumi e frutti di bosco, avrebbe restituito un rincaro complessivo superiore al 30 per cento. Questo non toglie validità all'esercizio, che è costruito su consumi rappresentativi, ma suggerisce che il 29,5 per cento sia una stima prudente più che un limite superiore.
7 · Carne, latticini e colazione
Gli aumenti sono stati consistenti anche sul banco della carne, il reparto che pesa di più sul carrello con quasi il 27 per cento della spesa iniziale. Negli ultimi anni le famiglie italiane hanno ridotto il consumo di carne bovina spostandosi sul pollame, generalmente più conveniente. Ma è proprio il pollame ad aver registrato il rincaro maggiore: tra il 2021 e il 2026 il petto di pollo è passato da 10,2 a 13,7 euro al chilo, con un aumento del 34 per cento. Per ogni chilo di carne bovina si pagano invece quasi sei euro in più, pari a una crescita del 31 per cento. È un esito che merita una sottolineatura, perché rende inefficace la principale strategia di adattamento adottata dalle famiglie. Chi si è spostato dal manzo al pollo per contenere la spesa ha scelto, senza saperlo, il prodotto che sarebbe cresciuto di più in termini percentuali. Il differenziale di prezzo assoluto tra i due resta a favore del pollame, ma il beneficio del passaggio si è progressivamente eroso. Il salumificio mostra dinamiche più contenute: il prosciutto cotto cresce del 21,9 per cento, la pancetta confezionata del 21,3, la carne suina con osso del 24,4. Sono aumenti significativi ma inferiori alla media del carrello, il che spiega perché il reparto carne nel suo insieme si fermi al 30,5 per cento nonostante i picchi di bovino e pollame. L'inflazione colpisce anche la colazione. Il latte fresco cresce del 21 per cento circa, mentre yogurt, merendine e biscotti si collocano intorno al 27. Il Parmigiano Reggiano segna un più 27,3 per cento. Il burro, che non rientra nel carrello simulato ma compare tra gli altri rincari maggiori, è il prodotto con l'aumento più alto dell'intera rilevazione dopo caffè e olio: da 7,89 a 12,45 euro al chilo, più 57,8 per cento, effetto della tensione internazionale sui grassi lattiero-caseari.
Tabella altri rincari maggiori
|
N. |
Prodotto |
Categoria |
Quantità |
Costo
2026 (€) |
Var.
% 26/21 |
Costo
2021 ricostruito (€) |
Differenza
(€) |
|
1 |
Aceto
di vino |
Alimentari |
100 CL |
0,97 € |
47,7% |
0,66 € |
0,31 € |
|
2 |
Ananas |
Frutta |
1 KG |
2,27 € |
30,4% |
1,74 € |
0,53 € |
|
3 |
Arance
Tarocco |
Frutta |
1 KG |
2,03 € |
31,3% |
1,55 € |
0,48 € |
|
4 |
Birra |
Bevande |
1 KG |
1,70 € |
17,1% |
1,45 € |
0,25 € |
|
5 |
Burro |
Alimentari |
1 KG |
12,45 € |
57,8% |
7,89 € |
4,56 € |
|
6 |
Carciofi
senza spine |
Verdura |
1 pezzo |
0,91 € |
51,2% |
0,60 € |
0,31 € |
|
7 |
Carne
suina con osso |
Alimentari |
1 KG |
9,06 € |
24,4% |
7,28 € |
1,78 € |
|
8 |
Cereali
per colazione |
Alimentari |
1 KG |
7,05 € |
16,9% |
6,03 € |
1,02 € |
|
9 |
Cioccolato
in tavolette |
Alimentari |
100 GR |
1,75 € |
18,9% |
1,47 € |
0,28 € |
|
10 |
Cipolle
bianche |
Verdura |
1 KG |
2,37 € |
30,7% |
1,81 € |
0,56 € |
|
11 |
Fragole |
Frutta |
1 KG |
7,02 € |
48,1% |
4,74 € |
2,28 € |
|
12 |
Insalata
in confezione |
Verdura |
1 KG |
9,04 € |
22,6% |
7,37 € |
1,67 € |
|
13 |
Miele |
Alimentari |
1 KG |
9,69 € |
19,2% |
8,13 € |
1,56 € |
|
14 |
Pancetta
in confezione |
Alimentari |
1 KG |
16,43 € |
21,3% |
13,54 € |
2,89 € |
|
15 |
Vino da
tavola |
Bevande |
100 CL |
1,93 € |
1,8% |
1,90 € |
0,03 € |
|
|
Rincaro
medio |
|
|
|
29,3% |
|
|
8 · La dispensa e i prodotti essenziali
Restano infine i prodotti essenziali della spesa quotidiana, quelli che nessuna famiglia può eliminare dalla lista. Tra questi spiccano le uova e il riso, con aumenti rispettivamente del 43 e del 44 per cento: due voci a basso prezzo unitario, il cui rincaro percentuale è difficile da percepire sullo scontrino ma che segnalano una pressione diffusa sui beni base. Seguono il pane a più 28 per cento, la passata di pomodoro a più 26, il tonno in scatola a più 25 e la pasta a più 24. Nel complesso la dispensa cresce del 34,6 per cento, il terzo valore più alto tra le macrocategorie, e contribuisce con 4,23 euro all'aumento del carrello. È il reparto in cui si concentrano i prodotti a lunga conservazione, cioè quelli su cui le famiglie potrebbero teoricamente ottimizzare acquistando in promozione o in formati grandi: una possibilità reale, ma che richiede liquidità immediata e spazio di stoccaggio, due risorse distribuite in modo diseguale. Il pane merita una nota a parte. Con un più 28,1 per cento e un peso di 6,34 euro nel carrello 2026, è tra i cinque prodotti che contribuiscono di più all'aumento in valore assoluto. Il suo prezzo riflette in modo quasi diretto il costo del grano, salito del 5,8 per cento nel solo mese di luglio 2026 sui mercati internazionali, e quello dell'energia utilizzata per la cottura.
9 · Fuori dal supermercato: tempo libero, cura di sé, mobilità
Il confronto con i servizi aiuta a inquadrare l'anomalia alimentare. Nei cinque anni considerati il paniere del tempo libero è cresciuto del 18,7 per cento, quello della mobilità del 13,1 e quello della cura di sé del 12,5. Sono aumenti reali ma sensibilmente inferiori, e riguardano spese in larga parte rinviabili o riducibili.
Tabella rincari servizi e mobilità
|
Paniere |
Voce |
Unità |
Quantità
nel paniere |
Prezzo
unitario 2021 (€) |
Prezzo
unitario 2026 (€) |
Var.
% 26/21 |
Spesa
2021 (€) |
Spesa
2026 (€) |
|
Tempo
libero |
Caffè
al bar |
1 caffè |
20 |
1,07 € |
1,30 € |
21,5% |
21,40 € |
26,00 € |
|
Tempo
libero |
Cinema |
1
biglietto |
3 |
8,22 € |
9,01 € |
9,6% |
24,66 € |
27,03 € |
|
Tempo
libero |
Panino
al bar |
1
panino |
7 |
3,36 € |
4,07 € |
21,1% |
23,52 € |
28,49 € |
|
Tempo
libero |
Pizzeria |
1 pizza |
3 |
10,04 € |
12,42 € |
23,7% |
30,12 € |
37,26 € |
|
Cura di
sé |
Barba e
baffi |
1 volta
al mese |
1 |
10,59 € |
11,75 € |
11,0% |
10,59 € |
11,75 € |
|
Cura di
sé |
Messa
in piega |
1 volta
al mese |
1 |
17,42 € |
19,91 € |
14,3% |
17,42 € |
19,91 € |
|
Cura di
sé |
Taglio
capelli uomo |
1 volta
al mese |
1 |
19,48 € |
21,61 € |
10,9% |
19,48 € |
21,61 € |
|
Cura di
sé |
Taglio
capelli donna |
1 volta
al mese |
1 |
21,54 € |
24,62 € |
14,3% |
21,54 € |
24,62 € |
|
Cura di
sé |
Smalto
semipermanente |
1 volta
al mese |
1 |
28,75 € |
29,88 € |
3,9% |
28,75 € |
29,88 € |
|
Mobilità |
Benzina
self-service |
1 litro |
41 |
1,66 € |
1,86 € |
12,0% |
68,06 € |
76,26 € |
|
Mobilità |
Biglietto
autobus |
1
biglietto |
15 |
1,43 € |
1,58 € |
10,5% |
21,45 € |
23,70 € |
|
Mobilità |
Riparazione
auto |
1
intervento |
0,2 |
54,73 € |
65,62 € |
19,9% |
10,95 € |
13,12 € |
|
|
Totale
voci elencate |
|
|
|
|
14,0% |
297,94
€ |
339,63
€ |
Dentro il tempo libero la separazione è netta tra ciò che si mangia fuori casa e ciò che non si mangia. Caffè, panino e pizza crescono tra il 21 e il 24 per cento, cioè con un ritmo vicino a quello del carrello, perché il bar e la pizzeria scaricano a valle gli stessi aumenti di materie prime ed energia che colpiscono il supermercato. Il biglietto del cinema, che non ha una componente alimentare significativa, si ferma al 9,6 per cento: meno della metà. La cura di sé è il paniere più stabile, con lo smalto semipermanente al 3,9 per cento e il taglio capelli uomo al 10,9. Sono servizi ad alta intensità di lavoro e bassa intensità di materie prime, dove il prezzo segue soprattutto la dinamica salariale. La mobilità sta nel mezzo: la benzina self-service cresce del 12 per cento, il biglietto dell'autobus del 10,5, ma la riparazione dell'auto arriva al 19,9 per cento, trascinata dal costo dei ricambi e della manodopera specializzata. La lettura d'insieme è che l'inflazione di questo quinquennio è stata soprattutto un fenomeno di beni, non di servizi, e in particolare di beni importati o ad alta intensità energetica. È esattamente la firma di uno shock di offerta, non di una domanda surriscaldata.
10 · Perché la simulazione dice più degli indici
Il 29,5 per cento della simulazione convive con altri numeri che circolano sullo stesso tema e che vale la pena distinguere, perché misurano cose diverse. L'Istat indica per il periodo 2021-2025 un aumento cumulato del 24 per cento per il carrello della spesa, a fronte di una crescita dell'indice generale dei prezzi di 17,1 punti percentuali: circa sette punti di divario. L'inflazione alimentare calcolata sullo stesso arco temporale della simulazione si attesta intorno al 30 per cento, contro il 21 per cento dell'indice generale. Le differenze si spiegano con tre fattori. Il primo è il perimetro: il carrello della spesa dell'Istat comprende, oltre agli alimentari, anche i prodotti per la cura della casa e della persona, che hanno registrato aumenti più contenuti e abbassano la media. Il secondo è la finestra temporale: la rilevazione Istat sul quadriennio si ferma al 2025, mentre la simulazione arriva a luglio 2026 e incorpora un anno in più di rincari. Il terzo è la composizione del paniere, come mostra in modo esemplare il caso della frutta. Nel 2026 la dinamica corrente è tornata su valori moderati ma non nulla. Ad aprile l'indice nazionale dei prezzi al consumo segnava un più 2,7 per cento su base annua, con il carrello della spesa in crescita del 2,3 per cento e l'inflazione di fondo all'1,6. A pesare erano soprattutto la risalita degli energetici non regolamentati, dal meno 2 al più 9,6 per cento, e l'accelerazione degli alimentari non lavorati, dal più 4,7 al più 5,9. Anche a marzo il carrello viaggiava al più 2,2 per cento e a febbraio al più 2,1. La lettura corretta è dunque duplice. Il ritmo dell'inflazione si è normalizzato rispetto al biennio 2022-2023, ma continua a essere superiore per i beni alimentari rispetto alla media, e soprattutto si applica a un livello di prezzi già molto più alto. Un più 2,3 per cento annuo su un carrello che costa già il 30 per cento in più di cinque anni fa continua ad aggiungere costo reale ai bilanci familiari.
11 · Le cause: de-globalizzazione, clima, energia
Dietro i numeri c'è un cambiamento strutturale nel funzionamento dei mercati internazionali. La globalizzazione di inizio secolo aveva colpito duramente imprese e segmenti di manodopera dei Paesi avanzati esposti alla concorrenza dei manufatti, e poi dei servizi, importati dai Paesi emergenti; ma teneva bassi i prezzi al consumo. La de-globalizzazione colpisce in modo orizzontale, con ondate inflazionistiche che riflettono la frammentazione del sistema internazionale. Su questo sfondo agiscono tre moltiplicatori. Il protezionismo commerciale, che caratterizza i rapporti economici globali da oltre un decennio e che le politiche dei dazi degli ultimi anni hanno reso più imprevedibile. Il cambiamento climatico, che riduce e rende più volatili le rese agricole. Le guerre, che interrompono i flussi e alzano i premi per il rischio su trasporti e assicurazioni. L'inflazione che ne deriva interessa beni e servizi diversi a seconda dei focolai di tensione, ma pesa sempre di più sulle fasce deboli, soprattutto quando è il carrello della spesa a registrare i maggiori rincari. Il posizionamento dell'Italia negli scambi internazionali amplifica il trasferimento. L'aumento del 50 per cento delle importazioni ortofrutticole in cinque anni significa che non solo caffè e olio, ma anche gli ortaggi incorporano ormai, direttamente o attraverso l'import, gli effetti delle strozzature nei flussi di materie prime energetiche e di fertilizzanti, oltre ai costi di trasporto. Il canale energetico è tornato in primo piano nel 2026 con la crisi nel Golfo. La chiusura dello stretto di Hormuz e il conseguente caro energia hanno prodotto effetti rilevanti sulle economie internazionali: la Commissione europea ha stimato che la crescita dell'Unione possa risultare inferiore dello 0,2-0,4 per cento nello scenario di una perturbazione di breve durata, e dello 0,4-0,6 per cento in caso di crisi prolungata. Le previsioni dell'Ocse e di altre istituzioni indicano un'inflazione in aumento di oltre un terzo rispetto alle stime formulate prima del conflitto. Va aggiunto un fattore meno visibile: l'incertezza interferisce anche con la ridefinizione delle filiere industriali. L'accorciamento delle catene globali del valore, per riportare in Europa fasi produttive dislocate in Paesi lontani, procede a rilento, come mostrano i dati Unctad sugli investimenti diretti all'estero, e questo espone il sistema produttivo alle emergenze di teatri geoeconomici lontani. L'inflazione da offerta, in altre parole, non sembra destinata ad attenuarsi rapidamente.
12 · L'impatto sui bilanci familiari
Il costo sociale di questa dinamica è già misurabile. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, la quota di nuclei familiari che dichiarano di aver ridotto la quantità o la qualità dei prodotti acquistati è passata dal 24,3 per cento del 2021 al 31 per cento del 2024. Da allora i prezzi alimentari hanno continuato a crescere, seppure più lentamente. Il punto è che, per molte famiglie, da tagliare è rimasto ben poco: nel carrello restano le spese incomprimibili.
Grafico peso crescente per le famiglie delle spese
essenziali
La rigidità dei bilanci è confermata dai dati sulle spese obbligate, che nel 2026 assorbono quasi il 42 per cento dei consumi totali di una famiglia tipo, pari a 9.693 euro pro capite. La voce principale è l'abitazione, con 5.335 euro, seguita da assicurazioni e carburanti con 2.310 euro e dall'energia con 1.829. Il meccanismo che ha prodotto questa rigidità è la forbice tra i listini: tra il 1995 e il 2026 il deflatore delle spese obbligate è cresciuto del 140,8 per cento, contro il 57,4 per cento dei beni commercializzabili e l'88,4 per cento dei servizi liberi, con il picco del 211,1 per cento per energia, gas e carburanti e un più 101,4 per cento per l'alimentare. Gli effetti distributivi sono altrettanto documentati. Alimentari, trasporti e utenze domestiche hanno rappresentato nel 2024 il 42,3 per cento delle spese per consumi di una famiglia media italiana, ma la percentuale sale oltre il 45 per cento per i nuclei più esposti e arriva al 52 per cento per i disoccupati. Su base territoriale, in Calabria il 50,5 per cento della spesa media familiare è assorbito da queste tre voci, 1.047 euro su 2.075; superano il 45 per cento anche Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia e, unica regione del Nord, il Piemonte. C'è infine un effetto sulla percezione che ha conseguenze macroeconomiche. La rincorsa dei listini per i beni essenziali ha alimentato un'inflazione percepita spesso superiore a quella reale, incrinando la fiducia delle famiglie e imponendo prudenza sulle prospettive dei consumi. L'incertezza tende ad aumentare il risparmio precauzionale e a frenare la spesa: un carrello rincarato del 30 per cento in un lustro e spese obbligate oltre il 40 per cento del bilancio sono una combinazione che comprime la domanda interna anche a reddito invariato.
13 · I margini di risparmio: dove e quanto
Di fronte a un livello dei prezzi che non tornerà indietro, la variabile su cui le famiglie mantengono controllo è la scelta del punto vendita e del tipo di prodotto. I margini sono più ampi di quanto si immagini. Secondo l'ultima indagine annuale di Altroconsumo, una famiglia di quattro persone che spende in media 9.450 euro all'anno per la spesa può risparmiarne 3.790, il 40 per cento, comprando i prodotti più convenienti nella catena più economica. Il risparmio più elevato, compreso tra 1.695 e 3.790 euro all'anno, richiede però un cambio deciso di abitudini: scegliere i discount meno cari per gli alimentari di base, i prodotti a lunga conservazione e l'igiene; preferire le marche del distributore per ciò che si acquista più di frequente; riservare i prodotti di marca ai casi in cui siano davvero preferiti o in promozione. Anche restando tra le insegne tradizionali il margine esiste: lo stesso prodotto può costare più del doppio, con punte del triplo, a seconda del negozio. La geografia della convenienza è molto disomogenea, e questo è il dato più rilevante sul piano dell'equità. I risparmi possibili arrivano a 1.390 euro all'anno per una famiglia media a Milano, il capoluogo con più concorrenza, con un taglio del 18 per cento del costo del carrello; seguono Bologna, Treviso, Reggio Emilia e Venezia, tutte sopra i 1.100 euro. Al Sud, invece, le differenze tra negozi si riducono molto e i risparmi possibili scendono sotto i 50 euro in alcuni centri. Le aree dove i redditi sono più bassi e l'incidenza della spesa alimentare più alta sono, paradossalmente, quelle in cui la concorrenza offre meno vie d'uscita. L'indagine, condotta rilevando 1,5 milioni di prezzi in 1.158 tra iper, super e discount di 67 città, conferma il primato dei discount: i prodotti più economici si trovano sugli scaffali di Eurospin, mentre la prima insegna tradizionale, Ipercoop, si colloca a 117 punti, cioè con prezzi del 17 per cento superiori a quelli del primo discount. Il singolo punto vendita più conveniente è il Mega di Treviso, seguito da due Coop di Lucca e dall'Iperal di Cinisello Balsamo. Le città in cui si spende meno sono Pistoia, Lucca, Firenze e Prato, dove la spesa media annua della famiglia tipo si ferma intorno a 6.900 euro. Sul fronte della dinamica corrente c'è un segnale di raffreddamento: nei punti vendita visitati tra febbraio e marzo 2026 i listini sono cresciuti dell'1 per cento, contro il 2 per cento rilevato nel 2025 e il 12 per cento del 2023. Il rallentamento è reale, ma agisce su una base molto più alta e non compensa il quinquennio.
14 · Le implicazioni di politica economica
L'inflazione da offerta pone dilemmi difficili alla politica monetaria e fiscale, perché nasce da fattori che nessuna banca centrale può correggere: il clima, le guerre, la frammentazione degli scambi. Alzare i tassi per contrastare un rincaro generato da una strozzatura dell'olio d'oliva o del grano significa comprimere la domanda per un problema che sta dal lato dell'offerta. La politica monetaria europea è oggi meglio attrezzata di quanto fosse nel 2021 per affrontare rincari di questo tipo, ma resta difficile gestirli senza pregiudicare altri obiettivi economici e sociali. Sul piano fiscale, il tema delle diseguaglianze amplificate dall'inflazione è potenzialmente dirompente. Se la spesa obbligata assorbe già oltre il 40 per cento dei bilanci e l'incertezza spinge verso il risparmio precauzionale, una rimodulazione del prelievo concentrata sul ceto medio rischia di non tradursi in maggiori consumi. Oltre alle misure di contrasto alla povertà, la leva più promettente è quella del cambiamento strutturale: favorire la produttività e detassarne la componente incorporata nei salari incide sul potere d'acquisto in modo più duraturo di un trasferimento una tantum. Esiste poi un fronte specificamente distributivo e settoriale. L'accelerazione dei prezzi negli ultimi anni ha riguardato tutti i gruppi di famiglie ma è risultata superiore per il quinto con i minori livelli di spesa, perché l'energia e i beni alimentari pesano di più sui bilanci bassi mentre i servizi contano di più su quelli alti. Politiche mirate sulle tariffe energetiche e sulla trasparenza dei prezzi al dettaglio hanno, in questo quadro, un rendimento distributivo superiore a interventi generalizzati. Infine la questione della concorrenza. I divari di prezzo documentati tra insegne e tra città indicano che una parte del costo sopportato dalle famiglie non deriva dalle materie prime ma dalla struttura del mercato locale della distribuzione. Dove la concorrenza è densa il consumatore recupera fino al 18 per cento del carrello; dove è rada, quasi nulla. È un margine di intervento che non richiede risorse pubbliche, ma regole e apertura del mercato.
15 · Cosa osservare nei prossimi mesi
Tre indicatori diranno se il quinquennio dei rincari è chiuso o solo in pausa. Il primo è l'indice Fao: dopo il rialzo di luglio, guidato da cereali, oli vegetali e zucchero, la prossima rilevazione dirà se l'impulso delle ondate di calore e dei prezzi energetici si sta esaurendo o consolidando. Il secondo è la componente energetica dell'indice italiano: la risalita registrata nella primavera 2026 sugli energetici non regolamentati è il canale più rapido di trasmissione al costo del cibo, e il suo rientro sarebbe il segnale più affidabile di normalizzazione. Il terzo indicatore è comportamentale: la quota di famiglie che dichiarano di ridurre quantità o qualità degli acquisti. Se dovesse superare stabilmente il terzo dei nuclei, il problema smetterebbe di essere di prezzo e diventerebbe di accesso all'alimentazione, con implicazioni sanitarie e sociali che nessun indice dei prezzi cattura. In prospettiva, la lezione del quinquennio 2021-2026 è che l'inflazione alimentare non è più un fenomeno ciclico legato alla domanda, ma il riflesso di una fragilità strutturale dell'offerta globale. Finché clima, energia e geopolitica resteranno le tre variabili dominanti, il carrello della spesa continuerà a essere l'indicatore più sensibile e più iniquo del costo della frammentazione internazionale.
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