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L'Italia tra crescita occupazionale, transizione demografica e sostenibilità del welfare nel XXV Rapporto Annuale INPS 2026


• L'occupazione italiana cresce, ma persistono profondi squilibri demografici, territoriali, salariali e di produttività strutturale.

• I dati amministrativi INPS migliorano la valutazione delle politiche pubbliche su lavoro, previdenza, welfare e inclusione sociale.

• Invecchiamento, natalità, innovazione e capitale umano determineranno la sostenibilità economica e sociale dell'Italia futura.





Introduzione                                                                                                                                               Il XXV Rapporto Annuale INPS 2026 rappresenta uno dei più completi strumenti di analisi del sistema economico e sociale italiano. Attraverso l'elaborazione di milioni di dati amministrativi e l'integrazione con le ricerche del programma VisitINPS Scholars, il Rapporto offre una fotografia dettagliata delle trasformazioni che stanno interessando il Paese e che riguardano crescita dell'occupazione, transizione demografica, evoluzione del welfare, sostenibilità del sistema pensionistico, partecipazione femminile al lavoro e innovazione delle politiche pubbliche. Le evidenze mostrano un mercato del lavoro quantitativamente più robusto rispetto al passato, ma ancora caratterizzato da profonde fragilità strutturali legate alla produttività, ai salari reali, ai divari territoriali e all'invecchiamento della popolazione. Comprendere tali dinamiche significa interpretare non soltanto il presente, ma soprattutto individuare le priorità strategiche per garantire la competitività dell'economia italiana e la sostenibilità del suo modello sociale nel lungo periodo.

1.L'Italia tra crescita occupazionale e trasformazione demografica                                                Uno dei messaggi più significativi del XXV Rapporto Annuale INPS riguarda il mercato del lavoro italiano. Dopo oltre quindici anni caratterizzati da crisi finanziarie, recessioni, pandemia e shock inflazionistici, l'occupazione ha raggiunto il livello più elevato mai registrato nella storia statistica nazionale. Secondo il Rapporto gli occupati superano i 24 milioni, mentre il tasso di occupazione raggiunge circa il 63%, valore massimo dall'inizio delle serie storiche, grazie soprattutto alla crescita del lavoro dipendente a tempo indeterminato. Tuttavia, questo risultato positivo non elimina alcune fragilità strutturali che continuano a caratterizzare il sistema economico italiano. Tra queste emergono il persistente divario territoriale, la bassa partecipazione femminile, l'invecchiamento della forza lavoro, la debole crescita della produttività, la stagnazione salariale di lungo periodo. Il Rapporto sottolinea infatti come la crescita quantitativa dell'occupazione non coincida automaticamente con un rafforzamento qualitativo del mercato del lavoro. Nella Figura 1 osserviamo l'evoluzione sintetica del tasso di occupazione in Italia dal periodo pre-pandemia al 2026 , secondo il Rapporto INPS.  Mentre nella tabella 1 vengono evidenziati i principali indicatori del mercato del lavoro 

Figura 1 – Evoluzione del tasso di occupazione italiano

Anno

Tasso

2020

59

2022

59.7

2025

62.7

2026

63.1



Tabella 1 – Principali indicatori del mercato del lavoro

Indicatore

Valore 2026

Occupati

oltre 24 milioni

Tasso di occupazione

63,10%

Tasso di disoccupazione

5,10%

Assicurati INPS

27,2 milioni

Dipendenti pubblici e privati

oltre 21 milioni


2. Il lavoro stabile è il vero protagonista della crescita ma l'Italia è sotto la media europea
Uno degli elementi di maggiore interesse è rappresentato dalla composizione della crescita occupazionale. Contrariamente a quanto osservato nelle fasi immediatamente successive alla pandemia, nelle quali il lavoro temporaneo aveva trainato la ripresa, oggi la crescita è sostenuta prevalentemente dai rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Il lavoro stabile diventa quindi il principale motore dell'espansione occupazionale italiana, segnalando una maggiore fiducia delle imprese e un consolidamento del ciclo economico. Tuttavia, il Rapporto evidenzia che tale miglioramento convive con una persistente segmentazione del mercato del lavoro, nella quale convivono lavoratori altamente tutelati e categorie ancora esposte a percorsi occupazionali discontinui. Il raggiungimento dei massimi storici non deve tuttavia generare interpretazioni eccessivamente ottimistiche. Il Rapporto confronta infatti il mercato del lavoro italiano con quello delle principali economie europee evidenziando come il nostro Paese continui ad occupare le ultime posizioni per tasso di occupazione. Mentre Germania e Polonia superano stabilmente il 70%, l'Italia rimane poco sopra il 63%, mantenendo un divario particolarmente ampio soprattutto nella partecipazione femminile e nella presenza di inattivi. Questa differenza rappresenta uno dei principali limiti alla crescita potenziale dell'economia italiana.

3. Cresce il peso degli assicurati INPS mentre l'evoluzione demografica modifica profondamente il mercato del lavoro
Il Rapporto introduce una seconda prospettiva di analisi particolarmente interessante. Mentre infatti le statistiche ISTAT fotografano gli occupati, gli archivi amministrativi INPS consentono di osservare tutti gli assicurati previdenziali. Nel 2025 questi raggiungono 27,2 milioni, con un incremento di circa 1,7 milioni rispetto al periodo pre-pandemico. La crescita è alimentata principalmente dall'espansione del lavoro dipendente, mentre continua il ridimensionamento del lavoro autonomo tradizionale. In Figura 2 vediamo l'evoluzione degli assicurati secondo il Rapporto Annuale INPS.

Figura 2 – Crescita degli assicurati INPS


Anno

Milioni

2019

25.5

2023

26.6

2024

27

2025

27.2


L'aspetto forse più rilevante dell'intero Rapporto riguarda la trasformazione demografica. L'Italia non sta semplicemente invecchiando quanto piuttosto sta cambiando la composizione della propria forza lavoro. L'analisi degli archivi previdenziali mostra infatti come stiano aumentando gli occupati oltre i 55 anni e stia crescendo il peso dei lavoratori stranieri mentre diminuiscono progressivamente le coorti centrali della popolazione attiva. Si tratta di un fenomeno che modifica profondamente l'organizzazione produttiva del Paese come è sinteticamente visibile in tabella 2.

Tabella 2 – Evoluzione della composizione demografica degli assicurati

Categoria

Evoluzione

Giovani fino a 34 anni

crescita

Lavoratori oltre 55 anni

forte crescita

Lavoratori extra UE

crescita molto elevata

Lavoro autonomo tradizionale

diminuzione


La permanenza più lunga nel mercato del lavoro è determinata da molteplici fattori che possono essere riassunti nell'evoluzione demografica nelle riforme pensionistiche e nel miglioramento delle condizioni di salute oltre che nella maggiore domanda di lavoro. Questa dinamica produce effetti positivi sul tasso di occupazione, ma pone nuove sfide in termini di aggiornamento delle competenze, produttività e formazione continua. Tra le evidenze più interessanti emerge il contributo della componente straniera, infatti gli assicurati provenienti da Paesi extra UE crescono di oltre il 35% rispetto al periodo precedente la pandemia, rappresentando ormai uno dei principali fattori di espansione dell'occupazione italiana. Il fenomeno interessa soprattutto settori come costruzioni, servizi, logistica, assistenza, ristorazione e comparto manifatturiero. L'immigrazione diventa quindi un elemento strutturale della sostenibilità del mercato del lavoro italiano.

4. La ricerca VisitINPS Scholars conferma la centralità del capitale umano
Lo studio sulla capacità di guadagno nel ciclo di vita dimostra che la produttività individuale cresce con l'età soprattutto per i lavoratori collocati nella parte alta della distribuzione salariale. Al contrario, i lavoratori con minore capacità di guadagno mostrano percorsi molto più piatti, mentre la perdita del lavoro nelle età avanzate determina effetti salariali persistenti e difficilmente recuperabili. Ne deriva una chiara indicazione di politica economica ovvero in una società che invecchia non è sufficiente sostenere il reddito dei lavoratori espulsi dal mercato, ma occorre investire sistematicamente nella formazione continua, nella riqualificazione professionale e nelle politiche attive del lavoro. La crescita dell'occupazione costituisce un risultato importante, ma non elimina i problemi di produttività, qualità del lavoro, invecchiamento della popolazione e sostenibilità del welfare. Parallelamente, le analisi sviluppate attraverso VisitINPS Scholars dimostrano come i dati amministrativi rappresentino oggi uno strumento fondamentale per comprendere il funzionamento del mercato del lavoro e valutare con maggiore precisione gli effetti delle politiche pubbliche.

5.Mercato del lavoro, salari e produttività: tra crescita occupazionale, stagnazione retributiva e sfide della competitività italiana
La semplice espansione del numero degli occupati non rappresenta di per sé un indicatore sufficiente della salute di un sistema economico. Un mercato del lavoro può creare occupazione e, contemporaneamente, registrare salari stagnanti, produttività debole, limitate prospettive di carriera e forte segmentazione tra lavoratori. È proprio questa apparente contraddizione che emerge con chiarezza dal XXV Rapporto Annuale INPS 2026, il quale mostra come l'Italia abbia consolidato l'occupazione ma continui a soffrire di una persistente fragilità della dinamica salariale e della produttività del lavoro.
I dati amministrativi dell'INPS consentono inoltre di osservare fenomeni difficilmente rilevabili attraverso le tradizionali statistiche campionarie in primis la distribuzione delle retribuzioni lungo l'intero ciclo lavorativo, gli effetti della continuità occupazionale, il ruolo delle politiche contributive, la diffusione della contrattazione collettiva e la crescente polarizzazione tra lavoratori altamente qualificati e lavoratori vulnerabili. Le ricerche sviluppate nell'ambito del programma VisitINPS Scholars arricchiscono ulteriormente questo quadro, dimostrando come la capacità di guadagno, la mobilità occupazionale e la stabilità lavorativa costituiscano elementi determinanti per comprendere la distribuzione dei redditi e la competitività dell'intero sistema economico italiano.

6.La crescita dell'occupazione non coincide con la crescita della ricchezza
Uno dei risultati più importanti del Rapporto consiste nell'evidenziare la differenza tra quantità di lavoro e qualità del lavoro. L'Italia registra infatti oltre 24 milioni di occupati, oltre 21 milioni di lavoratori dipendenti, un tasso di occupazione superiore al 63% e un tasso di disoccupazione ai minimi storici.
Parallelamente, però, il sistema economico continua a manifestare una crescita molto limitata della produttività del lavoro e delle retribuzioni reali. Questa divergenza rappresenta uno dei principali elementi di debolezza della crescita italiana. Dal punto di vista economico, infatti, la sostenibilità dello sviluppo non dipende esclusivamente dal numero degli occupati, bensì dalla capacità del sistema produttivo di creare maggiore valore aggiunto per ogni lavoratore impiegato.

Retribuzioni nominali e inflazione

Confronto sintetico tra crescita delle retribuzioni e inflazione cumulata nel periodo 2019-2025.

Indicatore

Variazione

Retribuzioni lorde

14.5

Inflazione FOI

18.2

Inflazione IPCA

20.5


L'analisi dell'INPS conferma una delle criticità storiche dell'economia italiana ovvero la stagnazione salariale infatti tra il 2019 e il 2025 le retribuzioni lorde crescono mediamente del 14,5% mentre l'inflazione cumulata supera invece il 18-20%, a seconda dell'indice utilizzato.Ciò significa che, nonostante gli aumenti nominali, il potere d'acquisto dei lavoratori ha subito una riduzione. Il Rapporto sottolinea inoltre che tale fenomeno non nasce con la recente crisi inflazionistica ma al contrario, attraverso una ricostruzione storica dei salari degli ultimi cinquant'anni, viene dimostrato che la crescita delle retribuzioni reali ha iniziato a rallentare già dagli anni Ottanta, per poi sostanzialmente arrestarsi dalla metà degli anni Novanta. In altre parole, l'inflazione degli ultimi anni ha aggravato una fragilità che era già presente nel sistema economico italiano.


Tabella 3 – Retribuzioni e inflazione

Indicatore

Variazione 2019-2025

Retribuzioni lorde

14,50%

Retribuzioni nette (mediana FYFT)

19,20%

Inflazione FOI

18,20%

Inflazione IPCA

20,50%


Un elemento particolarmente interessante riguarda il diverso andamento tra retribuzioni lorde e retribuzioni nette. Il Rapporto dimostra come gli interventi di politica fiscale e contributiva abbiano attenuato gli effetti della perdita di potere d'acquisto. Per i lavoratori a tempo pieno occupati per l'intero anno (FYFT), la retribuzione mediana netta aumenta del 19,2%, recuperando quasi integralmente l'inflazione grazie alla riduzione del prelievo fiscale e contributivo. Questa evidenza mette in luce un aspetto fondamentale che può essere così sintetizzato e cioè che negli ultimi anni il mantenimento del reddito disponibile delle famiglie non è stato ottenuto attraverso un aumento della produttività o dei salari contrattuali, bensì mediante interventi pubblici di natura fiscale. Si tratta però di una soluzione che, nel lungo periodo, non può sostituire una crescita strutturale dei salari alimentata dalla maggiore produttività.

7.Continuità lavorativa e crescita salariale
Uno degli aspetti innovativi del Rapporto riguarda l'analisi longitudinale delle retribuzioni. L'INPS segue gli stessi lavoratori nel tempo e osserva come evolve il loro reddito e i risultati mostrano che i lavoratori che mantengono una posizione stabile registrano aumenti salariali vicini all'inflazione mentre i  lavoratori con carriere discontinue accumulano invece perdite permanenti.La continuità occupazionale diventa quindi un determinante fondamentale della crescita retributiva. Questo risultato è perfettamente coerente con la teoria del capitale umano secondo cui l'accumulazione di esperienza lavorativa produce incrementi di produttività che si riflettono sui salari soltanto se il percorso professionale non viene continuamente interrotto. 

8.Produttività: la vera debolezza dell'economia italiana - il fenomeno delle  IECO
Il Rapporto individua nella produttività il nodo centrale della competitività nazionale. La debole crescita dei salari non dipende esclusivamente dalla contrattazione collettiva o dalle politiche fiscali ma riflette soprattutto la limitata capacità del sistema produttivo di generare nuovo valore aggiunto. Il problema interessa diversi fattori ed in particolare la ridotta dimensione media delle imprese un basso investimento in innovazione una limitata diffusione delle tecnologie digitali ed altresì una insufficiente crescita del capitale umano. Il risultato è un'economia nella quale gli aumenti salariali non trovano adeguata copertura nella crescita della produttività. Il Rapporto introduce inoltre una categoria di imprese particolarmente interessante ovvero le Imprese ad Elevata Crescita Occupazionale. Esse rappresentano appena l'1% delle imprese italiane, impiegano circa il 5% dei lavoratori e generano circa il 60% della nuova occupazione osservata nel periodo analizzato una evidenza questa che richiama numerose ricerche internazionali secondo cui la crescita economica è spesso trainata da una quota relativamente ridotta di imprese altamente dinamiche.





9.L'inverno demografico italiano
La transizione demografica rappresenta oggi una delle principali sfide economiche e sociali dell'Italia. Se il mercato del lavoro costituisce il motore della crescita economica, la dinamica demografica ne determina la sostenibilità nel lungo periodo. Il XXV Rapporto Annuale INPS 2026 dedica un intero capitolo all'analisi delle relazioni tra natalità, partecipazione femminile al lavoro e politiche di welfare, evidenziando come tali fenomeni siano strettamente interdipendenti. La riduzione delle nascite, l'invecchiamento della popolazione e la difficoltà di conciliare attività lavorativa e responsabilità familiari non rappresentano soltanto questioni sociali, ma costituiscono variabili decisive per la crescita del PIL, la sostenibilità del sistema pensionistico e la disponibilità futura di forza lavoro. Le evidenze empiriche elaborate dall'INPS e dai progetti VisitINPS Scholars mostrano come gli interventi economici a sostegno delle famiglie producano effetti differenti rispetto ai servizi di cura, suggerendo la necessità di un approccio integrato alle politiche familiari. L'Italia continua a registrare uno dei più bassi livelli di fecondità dell'intera Unione Europea. Il Rapporto evidenzia come il progressivo calo delle nascite rappresenti ormai un fenomeno strutturale, destinato a produrre conseguenze profonde sull'economia nazionale. Le implicazioni sono facilmente individuabili nella riduzione della popolazione attiva in un conseguente aumento dell'indice di dipendenza degli anziani e relativa crescita della spesa previdenziale asociata ad una maggiore pressione sulla finanza pubblica e minore capacità di crescita del PIL potenziale. La demografia non costituisce più soltanto una variabile statistica, ma diventa uno dei principali determinanti della competitività economica del Paese. Dal punto di vista macroeconomico, la diminuzione della popolazione in età lavorativa implica una riduzione dell'offerta di lavoro, della base contributiva e della capacità di sostenere il sistema di welfare.


10. L'Assegno Unico Universale: un cambiamento storico del welfare familiare
Tra le principali innovazioni degli ultimi anni emerge l'Assegno Unico e Universale. Il Rapporto dedica un'approfondita analisi sia alla platea dei beneficiari sia agli effetti economici della misura. L'Assegno Unico rappresenta il più importante intervento di sostegno economico alle famiglie introdotto negli ultimi decenni. Esso ha consentito una semplificazione delle precedenti misure, una maggiore universalità dell'intervento e un sostegno diretto ai nuclei con figli. L'analisi econometrica condotta dall'INPS evidenzia tuttavia un risultato particolarmente interessante ovvero l'incremento del reddito disponibile può favorire la scelta di avere figli, ma, se non accompagnato da adeguati servizi di conciliazione, rischia di ridurre la partecipazione delle madri al mercato del lavoro. Questo risultato richiama il tradizionale trade-off tra politiche di sostegno al reddito e offerta di lavoro femminile, ampiamente discusso nella letteratura economica internazionale. 

Dimensione

Evidenze INPS

Riduzione della povertà

positiva

Sostegno ai redditi familiari

elevato

Effetto sulla natalità

moderatamente positivo

Effetto sul lavoro femminile

richiede politiche complementari



11.Bonus Asilo Nido e lavoro da remoto come il moltiplicatore della partecipazione femminile
Tra tutte le misure analizzate dal Rapporto, il Bonus Asilo Nido produce probabilmente gli effetti più rilevanti dal punto di vista economico. Le analisi longitudinali mostrano infatti che la disponibilità di servizi educativi per la prima infanzia aumenta significativamente la probabilità che le madri rientrino nel mercato del lavoro. Il meccanismo economico è semplice poichè riducendo il costo della cura dei figli aumenta l'offerta di lavoro femminile e fa crescere il reddito familiare conseguentemente aumenta la contribuzione previdenziale e si riduce il rischio di povertà. Dal punto di vista della finanza pubblica, il Bonus Asilo Nido non rappresenta quindi soltanto una spesa sociale, ma un investimento con effetti moltiplicativi sull'economia. Una delle principali novità del Rapporto riguarda l'analisi del lavoro agile.
L'INPS dimostra empiricamente come lo smart working costituisca uno strumento efficace di conciliazione tra vita familiare e attività lavorativa. Le evidenze infatti mostrano che il lavoro da remoto riduce la cosiddetta child penalty, aumenta la permanenza delle madri nel mercato del lavoro, migliora la continuità delle carriere e produce effetti positivi anche sulle retribuzioni future. Dal punto di vista economico, il lavoro agile riduce i costi indiretti della maternità, contribuendo a limitare una delle principali cause del divario occupazionale di genere.



12.La child penalty e il fenomeno delle adozioni : il costo economico della maternità
Uno dei concetti maggiormente approfonditi riguarda la child penalty, ossia la perdita di reddito che interessa molte donne dopo la nascita dei figli. Il Rapporto conferma che le madri registrano interruzioni più frequenti della carriera, aumenti nel ricorso al part-time oltre che rallentamenti nella progressione professionale con conseguente diminuzione  della crescita salariale. La penalizzazione non è temporanea infatti le analisi longitudinali mostrano che gli effetti possono protrarsi per molti anni, influenzando sia il reddito corrente sia il futuro trattamento pensionistico. Dal punto di vista economico, la child penalty rappresenta una perdita sia privata sia collettiva, poiché riduce il pieno utilizzo del capitale umano femminile. Un contributo originale del Rapporto riguarda l'analisi delle famiglie adottive. L'INPS osserva come anche l'adozione produca effetti sulle carriere lavorative, analoghi, sebbene meno intensi, rispetto a quelli osservati dopo la nascita biologica dei figli. Ciò conferma che il principale fattore economico non è l'evento biologico, bensì il tempo dedicato alla cura dei minori. Le politiche di conciliazione risultano quindi fondamentali indipendentemente dalla modalità attraverso la quale si costituisce il nucleo familiare.

13.Una lettura economica delle politiche familiari
Le evidenze raccolte consentono di formulare una riflessione più ampia e cioè le politiche familiari non devono essere considerate esclusivamente come strumenti di assistenza sociale. Esse rappresentano veri e propri investimenti in capitale umano. Una maggiore partecipazione femminile produce infatti crescita dell'occupazione, incremento del PIL, maggiore gettito fiscale, aumento della contribuzione previdenziale e soprattutto riduzione del rischio di esclusione sociale. In questo senso, le politiche per la famiglia diventano politiche di sviluppo economico. Le ricerche VisitINPS approfondiscono ulteriormente questi risultati infatti gli studi dedicati agli asili nido dimostrano che l'espansione dei servizi educativi produce effetti occupazionali significativi soprattutto nelle aree caratterizzate da minore partecipazione femminile ulteriori ricerche mostrano come l'investimento nei servizi per l'infanzia generi rendimenti economici superiori rispetto ai soli trasferimenti monetari mentre le politiche di conciliazione riducono il rischio di povertà delle famiglie e il sostegno alla maternità favorisca una maggiore continuità delle carriere lavorative femminili. Tali risultati sono pienamente coerenti con la letteratura economica internazionale sviluppata da James Heckman, Claudia Goldin e numerosi studi OCSE sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro. Il Rapporto dedica inoltre un approfondimento al Reddito di Libertà destinato alle donne vittime di violenza. L'analisi mette in evidenza un principio fondamentale della moderna economia del welfare che possiamo così riassumere ovvero l'autonomia economica rappresenta uno dei principali strumenti di emancipazione sociale e la possibilità di accedere a un reddito indipendente aumenta la probabilità di uscita da situazioni di violenza, la partecipazione al lavoro e l'inclusione sociale. Il welfare assume così una funzione non soltanto redistributiva ma anche emancipativa.

Conclusioni
Il XXV Rapporto Annuale INPS 2026, integrato dalle ricerche del programma VisitINPS Scholars, offre una rappresentazione estremamente articolata dell'economia e della società italiana, restituendo l'immagine di un Paese che ha saputo recuperare capacità occupazionale dopo le profonde crisi degli ultimi quindici anni, ma che continua a confrontarsi con trasformazioni strutturali destinate a ridefinire il funzionamento del mercato del lavoro, del sistema previdenziale e dell'intero modello di welfare. Le analisi sviluppate nel presente report consentono di individuare alcune direttrici fondamentali che dovranno orientare le politiche pubbliche nei prossimi decenni. La prima evidenza riguarda il mercato del lavoro. I dati mostrano una crescita dell'occupazione senza precedenti: oltre ventiquattro milioni di occupati, un tasso di occupazione ai massimi storici e una disoccupazione ai livelli più bassi degli ultimi decenni. Si tratta di risultati estremamente significativi, che testimoniano la capacità del sistema economico italiano di recuperare terreno dopo la pandemia e le successive tensioni geopolitiche ed energetiche. Tuttavia, il Rapporto invita a superare una lettura esclusivamente quantitativa dell'occupazione. La crescita del numero degli occupati non elimina infatti criticità strutturali ancora profondamente radicate come produttività stagnante, salari reali compressi, persistenti divari territoriali, differenze di genere e forte eterogeneità tra imprese e settori economici. L'Italia continua quindi a creare lavoro, ma incontra ancora difficoltà nel trasformare tale crescita in un incremento diffuso del benessere economico. Il secondo elemento centrale riguarda la trasformazione demografica, probabilmente il fenomeno più rilevante che interesserà il Paese nei prossimi decenni. L'invecchiamento della popolazione, il calo della natalità e la progressiva riduzione delle coorti giovanili modificano profondamente la struttura dell'offerta di lavoro, la composizione della popolazione attiva e la sostenibilità del sistema previdenziale. I dati amministrativi dell'INPS mostrano con chiarezza come la crescita dell'occupazione sia oggi sostenuta da tre fattori principali e cioè la maggiore permanenza al lavoro delle classi di età più elevate, il progressivo aumento della partecipazione femminile e il contributo crescente dei lavoratori stranieri. Quest'ultimo assume un ruolo particolarmente rilevante, evidenziando come i flussi migratori costituiscano ormai una componente strutturale dell'equilibrio del mercato del lavoro italiano e della sostenibilità contributiva del sistema pensionistico. Una terza riflessione riguarda il rapporto tra politiche familiari e sviluppo economico. Le analisi condotte dall'INPS dimostrano che il sostegno alla natalità non può essere affidato esclusivamente ai trasferimenti monetari. Misure come l'Assegno Unico Universale rappresentano strumenti importanti di redistribuzione del reddito, ma risultano realmente efficaci solo se accompagnate da servizi capaci di ridurre il costo della cura dei figli. Il Bonus Asilo Nido, il lavoro agile, la diffusione dei servizi educativi e gli strumenti di conciliazione tra vita familiare e lavoro producono effetti positivi contemporaneamente sulla partecipazione femminile, sulla continuità delle carriere lavorative e sulle decisioni di fecondità. La famiglia emerge così non soltanto come destinataria delle politiche sociali, ma come una vera infrastruttura economica sulla quale si fonda la sostenibilità futura dell'intero sistema produttivo. Particolarmente significativo è inoltre il tema della qualità del lavoro. Il Rapporto dimostra come la crescita delle retribuzioni nominali sia stata insufficiente a compensare completamente l'aumento dell'inflazione. Gli interventi fiscali e contributivi hanno certamente attenuato la perdita di potere d'acquisto, soprattutto per i redditi medio-bassi, ma non possono rappresentare una soluzione permanente. Nel lungo periodo, soltanto un incremento della produttività del lavoro sarà in grado di sostenere una crescita strutturale dei salari. In questo senso, il problema italiano non riguarda esclusivamente il mercato del lavoro, ma investe direttamente il modello di sviluppo del sistema produttivo ovvero dimensione media delle imprese, innovazione tecnologica, capitale umano, digitalizzazione e investimenti in ricerca costituiscono le principali determinanti della futura competitività del Paese. Sul piano previdenziale, il Rapporto evidenzia come il sistema italiano continui a dimostrare una sostanziale solidità finanziaria, ma sia destinato a confrontarsi con pressioni sempre più intense derivanti dall'invecchiamento della popolazione e dalla crescita della domanda di assistenza. L'aumento delle indennità di accompagnamento, la diffusione dei pensionati lavoratori e la crescente rilevanza della Long Term Care mostrano come il welfare del futuro dovrà integrare sempre più strettamente previdenza, sanità e servizi sociali. La sostenibilità del sistema pensionistico non dipenderà soltanto dalle regole di accesso al pensionamento, ma dalla capacità complessiva dell'economia di aumentare occupazione, produttività e base contributiva. Un contributo di straordinaria importanza proviene infine dal programma VisitINPS Scholars, che rappresenta una delle innovazioni istituzionali più rilevanti introdotte dall'INPS negli ultimi anni. La disponibilità di archivi amministrativi longitudinali consente infatti di osservare con precisione le carriere lavorative, le dinamiche salariali, gli effetti delle riforme e il funzionamento delle politiche pubbliche lungo l'intero ciclo di vita degli individui. Le ricerche sviluppate nell'ambito di questo programma dimostrano come la conoscenza prodotta dai dati amministrativi possa diventare uno strumento essenziale per migliorare la qualità delle decisioni pubbliche. Si afferma così un nuovo paradigma di evidence-based policymaking, nel quale le riforme vengono progettate, monitorate e valutate sulla base di evidenze empiriche rigorose piuttosto che di valutazioni esclusivamente teoriche o politiche. L'integrazione tra il Rapporto Annuale INPS e le ricerche VisitINPS offre quindi una prospettiva particolarmente innovativa. L'INPS non appare più soltanto come ente previdenziale chiamato a gestire prestazioni economiche, ma si configura come una vera infrastruttura strategica di conoscenza, capace di produrre informazioni indispensabili per comprendere il funzionamento dell'economia italiana. Gli archivi amministrativi diventano così uno strumento di analisi economica, di supporto alle decisioni istituzionali e di valutazione delle politiche pubbliche. Nel complesso emerge con chiarezza una conclusione fondamentale che possiamo riassumere così ovvero l'Italia sta attraversando una transizione sistemica, nella quale mercato del lavoro, dinamica demografica, innovazione tecnologica e trasformazione del welfare risultano sempre più strettamente interconnessi. Affrontare tali sfide richiederà politiche integrate capaci di agire contemporaneamente su occupazione, produttività, capitale umano, servizi alle famiglie, innovazione e sostenibilità previdenziale. Nessuna di queste dimensioni può essere affrontata isolatamente. In questa prospettiva, il XXV Rapporto Annuale INPS non rappresenta soltanto una fotografia statistica del presente, ma costituisce un'autentica bussola strategica per comprendere il futuro del Paese. Le evidenze raccolte dimostrano che la competitività dell'Italia dipenderà sempre meno dalla disponibilità di capitale fisico e sempre più dalla valorizzazione del capitale umano, dalla capacità di trasformare i dati in conoscenza, dall'innovazione organizzativa e dall'efficacia delle politiche pubbliche. È proprio nell'integrazione tra ricerca scientifica, amministrazione pubblica e capacità decisionale che si colloca una delle principali opportunità per costruire un modello di sviluppo più equo, inclusivo e sostenibile. Il messaggio conclusivo del Rapporto è quindi di grande rilevanza poichè investire nelle persone, nella conoscenza e nell'innovazione non rappresenta soltanto una scelta sociale, ma la principale strategia economica per garantire crescita, competitività e coesione all'Italia del prossimo futuro.






Angelo Capriati è Manager qualificato in Innovazione iscritto nell'elenco del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), consulente di direzione aziendale e amministratore unico  di Finanza e Servizi S.r.l.s. società specializzata in innovazione, ricerca industriale, finanza agevolata e sviluppo d'impresa.  È laureato in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" e ha conseguito un Master in Project Management presso la 24ORE Business School



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