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Italia 2026: il lavoro riparte, la produttività resta indietro

Il mercato del lavoro italiano arriva a maggio 2026 con più occupati, meno disoccupati e minore inattività rispetto all'inizio della serie. Il dato positivo va però qualificato: il tasso di occupazione resta basso nel confronto europeo, la partecipazione femminile è ancora insufficiente e la produttività cresce lentamente.


Tre messaggi chiave

• Quantità del lavoro: l'occupazione è aumentata di circa 2,12 milioni di persone rispetto a gennaio 2004.

• Qualità e inclusione: il miglioramento è guidato anche dal lavoro femminile e dagli over 50, ma giovani e donne restano il punto debole.

• Produttività: creare più lavoro non basta se capitale, competenze, innovazione e organizzazione non elevano il valore aggiunto per ora lavorata.




1. Base dati e metodo di analisi

I dati contengono serie storiche mensili destagionalizzate. Per ridurre la volatilità dei grafici di lungo periodo sono state calcolate medie annue; per la fotografia finale si usa l'ultima osservazione disponibile, maggio 2026. Le elaborazioni non sostituiscono la fonte ufficiale: servono a commentare traiettorie, discontinuità e priorità di politica economica.




 

Scelte metodologiche

• I dati sono destagionalizzati: sono adatti a confronti mese su mese, ma l'analisi strutturale usa medie annue.

• Maggio 2026 va interpretato insieme al mese precedente: il tasso di disoccupazione scende anche perché la forza lavoro si riduce nel mese.

• I confronti europei usano fonti Eurostat e OECD con definizioni non sempre identiche a quelle Istat: per questo sono usati come benchmark, non come sostituti delle serie nazionali.

Indicatori di contesto esterno usati

Eurostat segnala un tasso di occupazione UE 20-64 pari al 76,3% nel primo trimestre 2026 e un labour market slack al 10,9%. Nelle statistiche annuali 2025, il tasso di occupazione UE è 76,1%, mentre l'Italia è al 67,6%, tra i valori più bassi dell'Unione. Le fonti OECD sono usate per discutere produttività e differenze territoriali.

Il punto di minimo del tasso di occupazione è settembre 2013 (54,8%); il massimo della serie è aprile 2026 (63,1%). Il massimo della disoccupazione totale è novembre 2014 (13,3%), mentre il minimo è maggio 2026 (5,0%). La disoccupazione giovanile scende al minimo della serie a maggio 2026, ma resta alta rispetto all'occupazione effettiva dei giovani. Interpretazione: la fase 2012-2014 rappresenta il picco della crisi del lavoro; il 2020 mostra il blocco pandemico, con caduta dell'attività e dell'occupazione. Dal 2022 la ripresa è più netta, ma non elimina due problemi strutturali: pochi giovani attivi e bassa partecipazione femminile.



 3. Il nodo femminile: miglioramento forte, gap ancora alto


 

Il tasso di occupazione femminile sale di 9,2 punti rispetto a gennaio 2004, molto più degli uomini. Tuttavia a maggio 2026 la distanza tra uomini e donne resta pari a 17,2 punti. Eurostat indica che nel 2025 l'Italia è il Paese con il gender employment gap più ampio tra quelli citati nelle statistiche annuali, pari a 19,1 punti per la fascia 20-64.

Politica economica: il principale bacino di crescita non è solo creare nuovi posti, ma rendere conveniente e possibile l'offerta di lavoro femminile: servizi per l'infanzia, orari flessibili, congedi condivisi, trasporti locali e decontribuzione mirata al secondo percettore di reddito.



4. Giovani e anziani: due mercati del lavoro diversi


Il dato più evidente è il divario generazionale: il tasso di occupazione dei 15-24enni è solo 17,2%, mentre il tasso di inattività è 79,8%. Questo non significa necessariamente disoccupazione, perché molti giovani studiano, ma segnala una transizione scuola-lavoro fragile. Al contrario, i 50-64enni hanno aumentato l'occupazione di oltre 26 punti rispetto all'inizio della serie, anche per effetto di riforme pensionistiche e maggiore permanenza al lavoro.

La priorità non è contrapporre giovani e anziani: serve anticipare l'ingresso qualificato dei giovani, con apprendistato vero, ITS, orientamento, alternanza di qualità e politiche attive misurabili; parallelamente bisogna aggiornare le competenze degli over 50 per evitare che la maggiore permanenza al lavoro si traduca in produttività stagnante.


5. Composizione dell'occupazione: dipendenti stabili in crescita, indipendenti in calo relativo

Da gennaio 2004 a maggio 2026 i dipendenti permanenti aumentano di circa 2,43 milioni, mentre gli indipendenti diminuiscono in termini relativi: la quota sul totale occupati passa da circa 28,0% a 22,0%. La quota dei contratti a termine sui dipendenti sale fino al pre-pandemia e poi rientra: a maggio 2026 è 12,6%, inferiore al picco del 2019.

Considerazione di politica del lavoro: la qualità del lavoro non si misura solo con la permanenza contrattuale. Serve distinguere fra stabilità buona, che consente formazione e investimenti, e stabilità difensiva, che protegge posizioni a bassa produttività. La contrattazione dovrebbe legare salario, competenze e organizzazione, non solo anzianità.


6. Inattività e offerta potenziale di lavoro


Gli inattivi 15-64 diminuiscono di 1,81 milioni rispetto a gennaio 2004, ma a maggio 2026 aumentano di circa 190 mila rispetto a maggio 2025. Questa dinamica spiega perché il solo calo della disoccupazione non basta: un mercato del lavoro sano riduce insieme disoccupazione e inattività, aumentando la partecipazione.

Le politiche attive dovrebbero misurare il risultato netto: non solo corsi erogati o bonus assunzionali, ma transizioni effettive verso occupazione regolare, durata del lavoro, crescita salariale e produttività. Senza questa misurazione si rischia di spostare persone tra categorie statistiche senza aumentare valore aggiunto.



7. Confronto europeo e internazionale: il problema non è solo il tasso di disoccupazione


Il confronto europeo mette in prospettiva il caso italiano: la disoccupazione è scesa, ma l'occupazione 20-64 resta distante dalla media UE e dal target del 78%. Secondo Eurostat, nel 2025 l'Italia ha un tasso di occupazione 20-64 pari al 67,6%, contro 76,1% dell'UE; Malta raggiunge l'83,6%. Nel primo trimestre 2026 il tasso UE sale al 76,3%.


Sulla produttività il punto chiave è metodologico: il PIL per ora lavorata misura l'efficienza del sistema produttivo, non la voglia di lavorare delle persone. OECD ricorda che dipende da capitale, tecnologia, input intermedi e organizzazione. Nel caso italiano, la nota OECD sulle economie locali segnala una crescita annua della produttività regionale di circa 0,2% nel decennio 2012-2022, contro 0,9% della media regionale OECD.


8. Considerazioni di politica economica del lavoro

La diagnosi suggerisce che la politica del lavoro deve spostarsi dalla sola creazione quantitativa di posti alla crescita del lavoro produttivo, inclusivo e ad alto valore aggiunto. Le misure di breve periodo possono sostenere l'occupazione, ma la produttività richiede investimenti complementari e istituzioni del lavoro capaci di allocare meglio persone e capitale.




 Un principio guida: gli incentivi generalizzati hanno efficacia decrescente. Meglio strumenti selettivi, temporanei e valutati ex post, capaci di premiare occupazione aggiuntiva, investimenti in capitale umano e crescita del valore aggiunto per ora lavorata.


 

9. Conclusioni operative e fonti

Conclusioni

• Il bilancio di lungo periodo è positivo: più occupati, meno disoccupati e meno inattivi rispetto al 2004.

• Il miglioramento recente non elimina la fragilità strutturale: l'Italia resta lontana dai livelli europei di occupazione, soprattutto per donne e giovani.

• L'aumento dell'occupazione degli over 50 è rilevante, ma va accompagnato da riqualificazione e innovazione organizzativa.

• La produttività non dipende dall'impegno individuale degli italiani: dipende dal capitale per lavoratore, dalla tecnologia, dalla qualità manageriale, dalla dimensione d'impresa, dal capitale umano e dalla specializzazione settoriale.

• La politica economica dovrebbe collegare lavoro e produttività: più partecipazione, più competenze, più investimenti e migliore allocazione delle risorse.

Fonti principali


[1] Istat Labour and wages - Employment and unemployment, May 2026: https://www.istat.it/en/statistical-themes/education-and-labour/labour-and-wages/

[2] Eurostat Employment rate up, labour market slack down in Q1 2026: https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260612-3

[3] Eurostat Employment - annual statistics: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Employment_-_annual_statistics

[4] OECD GDP per hour worked indicator: https://www.oecd.org/en/data/indicators/gdp-per-hour-worked.html

[5] OECD Compendium of Productivity Indicators 2026: https://www.oecd.org/en/publications/oecd-compendium-of-productivity-indicators-2026_734a5e68-en/full-report/labour-productivity-in-oecd-economies-recent-trends-and-shifting-drivers-of-growth_cd896487.html

[6] OECD Job Creation and Local Economic Development 2024 - Italy: https://www.oecd.org/en/publications/job-creation-and-local-economic-development-2024-country-notes_ad2806c1-en/italy_9a583862-en.html


Fonte: https://www.istat.it/comunicato-stampa/occupati-e-disoccupati-dati-provvisori-maggio-2026/


Angelo Leogrande è economista, professore a contratto all'Università LUM e giornalista pubblicista; si occupa di finanza d'impresa, innovazione ed economia regionale.


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