- Letture di policy dal Bollettino statistico CONSOB n. 29 (luglio 2026)
Il Bollettino statistico CONSOB n. 29, pubblicato nel luglio 2026 e riferito al primo semestre dell’anno, restituisce l’immagine di un mercato dei capitali italiano che cresce in valore ma si restringe nel numero di protagonisti. La capitalizzazione complessiva degli emittenti vigilati sale a circa 1.209 miliardi di euro (+12,3% rispetto a fine 2025), portando il rapporto con il PIL intorno al 53%; nello stesso periodo, però, il numero delle società quotate scende a 416, in prosecuzione di una tendenza pluriennale che nel primo semestre 2026 investe anche il mercato di crescita dedicato alle PMI.
L’attività di negoziazione resta elevata, ma con dinamiche divergenti: forte espansione degli scambi in azioni (+18,3%), in ETF e strumenti cartolarizzati (+60%), nei derivati standardizzati (+9,7%) e nei certificate (+17,8%); stabilità dei titoli di Stato; contrazione marcata delle obbligazioni corporate (−23%) e dei fondi comuni quotati (−43%). Sul fronte della stabilità emergono due segnali da presidiare: le posizioni nette corte salgono all’1,7% della capitalizzazione e le mancate consegne (“fail”) risalgono all’1,2% del controvalore negoziato.
Per il policy maker il quadro consegna una duplice agenda: da un lato rilanciare l’attrattività del listino e diversificare le fonti di finanziamento delle imprese; dall’altro accompagnare la ricomposizione del risparmio verso prodotti indicizzati e strutturati con adeguati presidi di tutela dell’investitore e di integrità del mercato.
Ciò che rende questa edizione del Bollettino particolarmente istruttiva non è il singolo dato congiunturale, ma la convergenza di più segnali strutturali: un listino che si assottiglia mentre il valore si concentra; un mercato del debito pubblico profondissimo a fronte di un mercato obbligazionario societario quasi inesistente; una domanda di risparmio che migra dai prodotti attivi a quelli passivi e strutturati. Sono dinamiche di lungo periodo che il dato semestrale coglie con nitidezza e che definiscono lo spazio d’azione delle politiche per il mercato dei capitali.
1. Il quadro d’insieme
Il Bollettino – documento semestrale basato sulle segnalazioni statistiche di vigilanza – fotografa i mercati regolamentati e i sistemi multilaterali di negoziazione italiani per i quali la CONSOB è autorità nazionale competente ai sensi del Regolamento MAR (UE 596/2014) e del MiFIR (UE 600/2014). Il primo semestre 2026 conferma tre tendenze di fondo. La prima è l’aumento della capitalizzazione, trainato dal rialzo dei corsi e dal peso crescente delle grandi imprese. La seconda è la contrazione del numero di società vigilate, che prosegue senza soluzione di continuità. La terza è la persistente vivacità degli scambi, che tuttavia si concentra in specifici comparti.
La combinazione di questi elementi disegna un mercato più “profondo” in termini di valore ma più “stretto” in termini di partecipanti. È una configurazione che ha implicazioni dirette per la funzione allocativa del mercato – la capacità di convogliare risparmio verso l’economia reale – e che merita un’attenzione specifica dal punto di vista delle politiche pubbliche.
Va ricordato il valore, sul piano della policy, di un’osservazione statistica come quella del Bollettino. La CONSOB non è soltanto autorità di vigilanza sui mercati e sugli emittenti: attraverso le segnalazioni statistiche di vigilanza produce una base informativa continua e omogenea sull’andamento dei mercati regolamentati e dei sistemi multilaterali di negoziazione. È un’infrastruttura conoscitiva che consente di individuare tempestivamente i punti di tensione – dalla contrazione del listino alla risalita delle mancate consegne – e che rappresenta la premessa indispensabile per interventi regolatori mirati e proporzionati. Le pagine che seguono ne propongono una lettura orientata alle implicazioni di politica pubblica.
2. Il paradosso del listino: perimetro in contrazione, valore in crescita
A fine giugno 2026 le società con azioni quotate sui mercati italiani vigilate dalla CONSOB sono 416 (401 italiane e 15 estere), in calo rispetto alle 427 di fine 2025 e alle 424 di giugno 2025. La riduzione interessa sia Euronext Milan – sceso a 195 società, con una sola ammissione e quattro revoche nel semestre – sia Euronext Growth Milan, il mercato di crescita dedicato alle PMI, sceso a 203 unità. Proprio quest’ultimo dato è significativo: nella seconda metà del 2025 l’EGM aveva ancora attutito la contrazione complessiva, mentre nel primo semestre 2026 non offre più elementi di compensazione.
A fronte della riduzione del perimetro, la capitalizzazione complessiva sale a circa 1.209 miliardi di euro, in crescita del 12,3% rispetto a fine 2025 e del 27,3% su base annua. Considerando le sole società italiane, la capitalizzazione raggiunge circa 1.028 miliardi (+31,3% su giugno 2025) e il rapporto capitalizzazione/PIL risale intorno al 53%, dal 48% circa di fine 2025. Il mercato italiano resta comunque poco capitalizzato nel confronto internazionale, dove i principali listini avanzati esprimono rapporti ben più elevati.
Il “paradosso” di un valore che sale mentre i protagonisti diminuiscono ha una lettura precisa: la capitalizzazione si concentra in un numero ristretto di grandi società. Tra gli emittenti di maggiori dimensioni, inoltre, diversi hanno la sede legale all’estero – il Bollettino cita, tra gli altri, STMicroelectronics, Stellantis, Ferrari, Campari, Iveco Group, MFE, Tenaris e Brembo. Il fenomeno del trasferimento della sede legale (spesso verso i Paesi Bassi) risponde a ragioni di governance e fiscalità e, pur non incidendo sulla quotazione a Milano, sottrae all’ordinamento italiano il radicamento giuridico di alcune imprese-simbolo.
2.1 Delisting contro nuove quotazioni
Il saldo tra ammissioni e revoche è ormai strutturalmente negativo. Dal 2024 le revoche superano stabilmente le nuove quotazioni: nel primo semestre 2026 si contano appena 4 ammissioni complessive (1 su EXM e 3 su EGM) a fronte di 15 revoche (4 su EXM e 11 su EGM). È il segnale più eloquente di una perdita di attrattività del canale borsistico, particolarmente critica sul segmento di crescita, che dovrebbe fungere da “vivaio” per le medie imprese.
Il quadro che ne emerge è quello di un mercato “a due velocità”: crescono con decisione gli strumenti azionari, indicizzati, derivati e strutturati, mentre arretrano il finanziamento obbligazionario delle imprese e i fondi comuni quotati. Le sezioni seguenti analizzano i singoli comparti e le relative implicazioni.
3.1 Il mercato azionario secondario: scambi in crescita e concentrazione
Il controvalore degli scambi azionari delle società vigilate raggiunge circa 519 miliardi di euro, in aumento del 18,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita è quasi interamente attribuibile a Euronext Milan, che continua a rappresentare la pressoché totalità della negoziazione azionaria italiana per controvalore. L’elevata liquidità del mercato principale è un elemento positivo per la formazione dei prezzi e per l’esecuzione degli ordini; al tempo stesso, la marginalità del mercato di crescita in termini di scambi riflette la difficoltà delle PMI quotate ad attrarre flussi stabili di investimento.
Per gli operatori – intermediari, market maker, gestori – l’aumento dei volumi si traduce in maggiori ricavi da negoziazione e da servizi connessi, ma anche in una crescente polarizzazione dell’attività sui titoli più liquidi. Per gli investitori, la concentrazione della liquidità sui grandi capitali implica che l’accesso a una reale diversificazione passi sempre più attraverso strumenti collettivi e indicizzati, come si vedrà più avanti.
4. Il mercato obbligazionario: titoli di Stato resilienti, corporate marginale
Il comparto obbligazionario mostra una netta asimmetria. Gli scambi di titoli di Stato italiani si attestano a circa 5.904 miliardi di euro nel semestre, in linea con la prima metà del 2025 (−1,5%), a conferma della profondità e della centralità del mercato del debito pubblico, negoziato in prevalenza sulla piattaforma MTS. Al contrario, la negoziazione di obbligazioni diverse dai titoli di Stato emesse da imprese italiane si ferma a circa 4,1 miliardi di euro, in calo di circa il 23% su base annua: un valore modesto in termini assoluti e in ulteriore flessione.
È uno dei dati più rilevanti sul piano della policy. La marginalità del mercato secondario dei corporate bond segnala che il finanziamento delle imprese italiane resta prevalentemente bancario e che il canale del mercato dei capitali svolge un ruolo ancora limitato nella raccolta di debito. Ciò espone il sistema produttivo ai cicli del credito bancario e riduce la resilienza finanziaria delle imprese. Il rafforzamento del mercato obbligazionario societario è coerente con gli obiettivi europei della Savings and Investments Union (l’evoluzione dell’Unione dei mercati dei capitali) e rappresenta una delle principali direttrici di intervento per allargare e diversificare le fonti di finanziamento dell’economia.
4.1 Debito pubblico e risparmio delle famiglie
La profondità del mercato dei titoli di Stato – con quasi 5.900 miliardi di euro scambiati in un semestre – riflette anche il ruolo che il debito sovrano continua a svolgere nell’allocazione del risparmio delle famiglie italiane. Negli anni recenti il collocamento di titoli dedicati agli investitori al dettaglio ha riportato una quota significativa del risparmio privato verso i titoli di Stato, con effetti sulla composizione dei portafogli e sulla struttura della domanda. Per le politiche pubbliche si tratta di un equilibrio delicato: da un lato i titoli di Stato offrono ai risparmiatori uno strumento liquido e a basso rischio; dall’altro un eccesso di concentrazione dei portafogli sul debito sovrano nazionale può ridurre la diversificazione e sottrarre risorse al finanziamento diretto delle imprese.
La sfida, in prospettiva, è indirizzare una parte di questo risparmio verso l’economia produttiva – capitale di rischio e debito societario – senza penalizzare la stabilità della raccolta pubblica. È precisamente il terreno su cui si giocano le iniziative europee per un’Unione del risparmio e degli investimenti, che puntano a mobilitare il risparmio delle famiglie verso impieghi di mercato più diversificati.
5. La ricomposizione del risparmio gestito
Il primo semestre 2026 evidenzia un mercato “a due velocità” anche nel risparmio gestito quotato. Gli scambi di ETF e di strumenti finanziari derivati cartolarizzati (ETC ed ETN) crescono di oltre il 60%, raggiungendo circa 119 miliardi di euro, sospinti soprattutto da ETF ed ETC. In direzione opposta si muovono i fondi comuni quotati, il cui controvalore negoziato crolla a circa 44 milioni di euro (−43%). Contestualmente, gli scambi di covered warrant e certificate salgono a circa 20,5 miliardi (+17,8%), trainati dai certificate, che ne costituiscono la componente principale.
- Rilanciare la quotazione — attuare in modo efficace il Listing Act, semplificare gli obblighi per le PMI e valutare incentivi stabili alla quotazione, per invertire il saldo negativo tra ammissioni e revoche e alimentare il mercato di crescita.
- Sviluppare il debito societario — promuovere l’emissione e la negoziazione di obbligazioni corporate, anche di taglio accessibile agli investitori, riducendo la dipendenza delle imprese dal solo canale bancario.
- Mobilitare il risparmio verso l’economia reale — nell’ambito della Savings and Investments Union, orientare parte del risparmio delle famiglie – oggi molto esposto al debito sovrano e alla liquidità – verso capitale di rischio e strumenti di mercato diversificati, con adeguati incentivi e tutele.
- Presidiare la tutela dell’investitore sui prodotti complessi — rafforzare product governance, trasparenza dei costi e verifiche di adeguatezza su certificate e covered warrant, accompagnando l’ascesa di questi strumenti con l’educazione finanziaria dei risparmiatori.
- Vigilare sull’integrità del mercato — monitorare l’aumento delle posizioni nette corte e la concentrazione delle esposizioni in derivati, mantenendo la trasparenza prevista dalla disciplina europea sulle vendite allo scoperto.
- Preparare il passaggio a T+1 — affrontare la risalita delle mancate consegne rafforzando la settlement discipline e l’adeguamento operativo di intermediari e infrastrutture in vista del ciclo di regolamento abbreviato.
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